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Leoni a rischio estinzione in Uganda a causa dell’uomo

Succede in Uganda, i leoni, nonostante siano gli indiscussi re della savana sono a rischio estinzione: cento anni fa erano in 200mila, oggi ne è stato sterminato l'80%. Nemmeno quelli che vivono sugli alberi si salvano dai veleni dell'uomo.

Natura e Animali
Pubblicato il 25 luglio 2018, alle ore 09:22

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Leoni a rischio estinzione in Uganda a causa dell’uomo

Madri e cuccioli vengono avvelenati da potenti veleni, che raggiungono anche i rari leoni che abitano sugli alberi, sembra una vera e propria guerra che l’uomo ha dichiarato al re della savana che vede sempre più il proprio territorio ridotto e deturpato. Ormai, i leoni, in tutta l’Africa, sono a rischio estizione: in un secolo ne sono stati sterminati l’80% degli esemplari in soli 30 anni.

La causa è l’uomo, non solo con la caccia ma più recentemente anche con i veleni che uccidono, a quanto pare, anche qualsiasi tipo di animale, tra cui le prede e i leoni stessi, che, di conseguenza, sono ormai solo in 20mila. La savana è spesso disseminata di esplari morti, tra cui madri e cucciolate intere, anche ai confini con i parchi nazionali che dovrebbero essere zone protette. In particolare, nel Queen Elizabeth National Park in Uganda, in cui, ad oggi, i leoni “arboricoli” (che hanno imparato ad arrampicarsi sugli alberi soprattutto per riposare) sono solo in 19.

Il veleno, neanche a dirlo, proviene dall’Europa e in Uganda lo chiamano Two Steps poichè la povera vittima non riesce a fare più di due passi dal momento in cui viene avvelenato. Questo tipo di veleno è stato usato per la prima volta dieci anni fa dai Masai che hanno consultato internet e scoperto, in Scozia, viene utilizzato per proteggere le greggi di pecore dalle aquile. E così i pastori Masai lo utilizzano per sterminare i leoni e proteggere le madrie dai loro attacchi, l’ultimo ritrovamento di questo veleno è stato nella carcassa di una mucca lasciata appositamente per essere mangiata dai leoni con lo scopo di avvelenarli.

Ma i conservatoristi della Big Life Foundation, durante un’intervista al Daily Telegraph, hanno svelato anche gli altri motivi di questo massacro di leoni: è una protesta contro il Governo corrotto che non condivide i ricavi derivanti dal turismo.
Si è arrivati a un compromesso tra Big Life Foundation e i pastori che subiscono perdite a causa dei leoni: per ogni capo di bestiame ucciso i proprietari ricevono 250 euro.
E’ così che la fondazione sta cercando, già da 15 anni, di evitare queste vendette contro i leoni, tattica che ha portato i suoi frutti in quanto 15 anni fa, nell’ecosistema di Amboseli, alle pendici del Kilimangiaro, i leoni erano solo in 15, oggi sono circa 200.

Si calcola che, nel prossimo decennio, in tutta l’Africa, potrebbero sparire circa 4mila animali, non solo leoni, ma, tra gli altri, anche giraffe (ridotte del 40% negli ultimi 15 anni) e gli elefanti che entro 10 anni potrebbero sparire completamente. Se le prede diminuiscono, l’habitat dei predatori aumenta di raggio ed è ovvio che i felini incontrano l’uomo e vi si scontrano tentando di cacciare gli animali che loro allevano.
Quindi, serve urgentemente un piano d’intesa e intervento che metta d’accordo Governo, comunità locali e conservatoristi, per poter salvare tutte le specie animali africane.

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Serretiello

Rita Serretiello - Pensare che entro dieci anni potrebbero estinguersi tante razze è terribile e la cosa che mi ha fatto riflettere di più è che i Masai, popolo comunque schivo, avverso alla modernità e che vive in un proprio mondo alquanto primitivo, abbia fatto questa ricerca su internet per cercare il mezzo migliore e rapido per sterminare i leoni. Da sempre credo che questo popolo abbia avuto a che fare con loro, mi spaventa quasi questa loro decisione poco pacifica. Inoltre, per la protesta contro il Governo, sia anche a causa del fatto che, come ho scritto in un articolo qualche mese fa, loro sono vessati e cacciati dai loro territori per far spazio alle riserve di caccia per ricconi.

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