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Il vaccino per il Covid-19 può mettere a rischio la vita di mezzo milione di squali

Mezzo milione di squali potrebbe essere ucciso per produrre il vaccino anti-coronavirus. A finire nel mirino è lo squalene, ingrediente che si trova nel fegato dei temibili predatori marini, necessario per la produzione del vaccino.

Natura e Animali
Pubblicato il 29 settembre 2020, alle ore 13:31

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Il vaccino per il Covid-19 può mettere a rischio la vita di mezzo milione di squali

L’impellente necessità di produrre un vaccino contro il Coronavirus rischia di comportare la morte di mezzo milione di squali. A denunciarlo è il gruppo ambientalista Shark Allies, facendo presente che la casa farmaceutica britannica GlaxoSmithKline, per produrre il suo vaccino ha necessità di disporre di un ingente quantitativo di squalene, un olio che viene ricavato dal fegato degli squali, in grado di stimolare la risposta del sistema immunitario.

Stefanie Brendl, a capo di Shark Allies, ricorda che per produrre un miliardo di dosi, GlaxosmithKline avrebbe necessità di uccidere 250mila squali. Ma se per immunizzare ogni persona, così come lasciato intendere dagli esperti sarebbero necessarie due dosi, il richiamo farebbe raddoppiare il numero di squali destinati a morte certa.

Detto in altre parole, se a diventare definitiva fosse questa versione del vaccino, si profilerebbe un’autentica mattanza di squali. “Raccogliere squalene da un animale selvatico non è mai sostenibile, soprattutto se si tratta di un predatore eccezionale che non si riproduce in grandi quantità”, ha fatto presente la fondatrice e direttrice esecutiva dell’ente ambientalista californiano che ha come oggetto la protezione e la conservazione degli squali.

Oltre che coadiuvante utile per aumentare l’efficacia del vaccino, lo squalene trova largo uso anche nella medicina tradizionale cinese, nell’industria dei trattamenti, degli integratori e dei cosmetici, in quanto rende le creme molto più emollienti. Ciò spinge molti pescatori delle aree tropicali a cacciare questi predatori marini, dai quali ricavare il fegato e di conseguenza l’olio da rivendere all’industria dei prodotti di bellezza.

Proprio per questa ragione, sono in molti a chiedere di mettere fine ad una drammatica consuetudine che rischia di limitare la popolazione mondiale degli squali. Per evitare la catastrofe, gli scienziati hanno nuovamente ribadito l’importanza di dare maggior spazio alle possibili alternative allo squalene: non a caso i loro studi si stanno ultimamente concentrando su una versione sintetica a base di canna da zucchero fermentata.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Come spesso succede, l’intervento dell’uomo si dimostra altamente distruttivo. Per cercare di risolvere un problema, se ne crea uno più grande che distrugge habitat naturali e catene alimentari. Il vaccino contro il Covid-19 è una priorità, ma ciò non deve diventare un pretesto per depredare il pianeta a proprio piacimento. Non resta che augurarsi che verrà messa in pratica una valida alternativa, in altre parole si spera si possa raggiungere un valido compromesso tra l’esigenza di avere un vaccino e la tutela di tutte le specie viventi.

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