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Il cane va soppresso, il padrone scava la fossa ma poi avviene il miracolo

Un cane, affetto da un male senza possibilità di cure, doveva essere soppresso; il padrone così prepara la fossa per tumularlo ma, dopo un'ultima visita, ci si rende conto che il cane in realtà sta bene.

Natura e Animali
Pubblicato il 28 aprile 2019, alle ore 12:56

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Il cane va soppresso, il padrone scava la fossa ma poi avviene il miracolo

La sentenza, per il proprietario di un cane malato della Virginia (Stati Uniti), viene espressa dal veterinario in maniera chiara e netta: “Il suo cane ha un male incurabile, va soppresso“. Con la praticità e l’essenzialita che spesso possiedono gli abitanti dei piccoli centri di campagna, tale uomo, dopo aver pianto per la triste sorte del suo amico di una vita, ha iniziato a scavare la fossa per il quattrozampe.

Il cane si è messo ad osservare, stancamente e con tristezza, il suo padrone che con la vanga preparava la tomba che avrebbe ospitato il suo corpo, con la solita fedeltà ed il rapporto di affetto che c’è sempre stato fra i due. Tutto era pronto, il veterinario stava per arrivare a casa ed il momento più duro per il padrone, vedere il proprio cane morire, sarebbe giunto in poche decine di minuti.

Ma qui avviene quello che si può definire il fatto miracoloso: il veterinario giunge all’abitazione del signore, visita un’ultima volta il cane e si rende conto che sta bene e che la soppressone non è più necessaria. Come si può spiegare questa benevolenza divina verso questa creatura? Semplicemente così: la diagnosi di soppressione è avvenuta via telefono!

A spiegare questa situazione paradossale è il figlio del proprietario del cane, un autore televisivo, che racconta come si sono svolti i fatti: il padre ha chiamato il veterinario al telefono, preoccupato per i sintomi di un malore del quattrozampe, descritti minuziosamente nelle dinamiche; dall’altro capo del telefono, il medico degli animali non ha potuto che constatare, senza nemmeno vedere una foto della bestiola, che per esso non c’era più nulla da fare.

Il veterinario, giunto sul posto, ha sentenziato di non essere un buon esperto di medicina animale, per aver male interpretato i sintomi del malore via telefono; il proprietario, per tutta risposta, con orgoglio, ha detto: “Ma io sono un ottimo veterinario!“, considerando buone le proprie conoscenze mediche. Insomma, in questa situazione tragicomica, si ritorna al punto di partenza: il cane sta bene, come prima del malore transitorio e di quell’assurda telefonata.

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Cosa ne pensa l’autore
Claudio Bosisio

Claudio Bosisio - Un'elaborazione dei sintomi ed una diagnosi avvenuta via telefono, un cane praticamente sentenziato di morte, il veterinario che giunge a casa e che dice che il cane sta bene. Non c'è connessione logica in tutto questo, le spiegazioni si possono trovare solo in una situazione di gente di campagna americana, dove ogni abitazione dista spesso miglia dall'altra. Posso solo esprimermi così, anch'io in modo semplice: tutto è bene quel che finisce bene.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

01 maggio 2019 - 01:16:22

Come per gli umani, mai affidarsi a diagnosi non in presenza!

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