L’esperimento nasce per risolvere un problema non indifferente che coinvolge le mucche dei villaggi in Botswana (Africa). Gli affamati leoni locali sono soliti aggredire le mucche degli allevatori e quest’ultimi sono costretti a dar loro la caccia, accrescendo il fenomeno dell’estinzione.
Al fine di consentire la pacifica convivenza sullo stesso territorio, i ricercatori della University of New South Wales si sono prodigati per concepire un’immediata soluzione che risolvesse questo allarmante problema. Il colpo di genio l’ha avuto il Dottor Neil Jordan, a capo del Center for Ecosystem Science della suddetta Università di Sydney.
Questa bizzarra idea, apparentemente puerile ed elementare tanto da sembrare banale, in realtà ha delle basi solide e dei criteri validi. Gli occhi spalancati dipinti sui glutei delle mucche rappresentano un deterrente per i leoni intenzionati ad aggredire il bestiame. I leoni, credendosi scoperti da quegli occhi, rinunciano alle prede e spaesati si allontanano dalla zona.
Gli esperimenti condotti sino ad oggi hanno dato dei risultati concreti e promettenti. I ricercatori hanno disegnato due grandi occhi spalancati sui glutei di 1/3 di una mandria composta da 64 bovini e ogni notte hanno contato i bovini di ritorno. Questo trial, durato 10 settimane, ha dato risultati incoraggianti e soltanto 3 mucche non dipinte sono state uccise. Alla luce di questo vittorioso successo scientifico, il gruppo di ricercatori coinvolti nello studio ha ritenuto che questa fantasiosa metodica possa essere realmente efficace e hanno tutta l’intenzione di proseguire su questo binario.
Effettivamente, quella di raggirare gli animali per illuderli di averli beccati ancor prima di aggredire una preda, non è di per sé una new entry in questo campo: basti pensare ai tagliaboschi indiani i quali da secoli si aggirano per le foreste indossando una maschera sulla nuca, al fine di inibire le tigri e scongiurare eventuali attacchi alle spalle da parte dei felini selvatici.