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Google Pixel 3 e Google Pixel 3XL: ufficiali i nuovi top di gamma secondo Google

Da un paio di mesi, i nuovi eredi dei Google Pixel 2, non avevano più segreti: dimenticati nei taxi, venduti nel mercato nero, o in piccoli negozi asiatici, finalmente i Google Pixel 3 e Pixel 3 XL hanno ricevuto - a New York - il battesimo dell'ufficialità.

Smartphone e Tablet
Pubblicato il 9 ottobre 2018, alle ore 18:57

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Google Pixel 3 e Google Pixel 3XL: ufficiali i nuovi top di gamma secondo Google

Google c’è riuscita. Aveva promesso una sorpresa e, in effetti, quest’ultima si è sostanziata nel modo – un po’ trollesco – in cui sono stati presentati i suoi nuovi prodotti, al cui interno la parte da leone è stata rivestita dai nuovi top gamma, Google Pixel 3 e Pixel 3 XL.

I Google Pixel 3 (145.6 x 68.2 x 7.9 mm, per 148 grammi) e Pixel 3 XL (157.9 x 76.7 x 7.9 mm, per 184 grammi) hanno un telaio IP68 (contro le intrusioni di polveri ed acqua) calibrato nelle colorazioni Just Black, Clearly White (con power verde) e Not Pink (con power rosso), basato su un lato A in vetro Gorilla Glass 5 ed una coverback in vetro per agevolare la ricarica wireless.

In basso si trova la porta microUSB Type-C, ed il carrellino per inserire la SIM mentre, a destra, alloggiano i tasti per l’accensione/spegnimento ed il bilanciere per il volume. A proposito di bordi laterali, questi ultimi sono attrezzati con la funzionalità “Active Edge” che, pur ispirata allo Slide Sense dei Sony o all’Edge Sense di HTC (il cui team è stato parzialmente acquisito), ha meno funzioni (in pratica, richiama Assistant) per il controllo con una mano sola.

In basso, ai lati della porta microUSB Type-C, fanno bella mostra di sé le griglie delle casse. Il frontale del Google Pixel 3 mostra due ampi lunotti verticali atti a contenere il display AMOLED FullHD+ (2160 x 1080 pixel, 95% sulla scala cromatica DCI-P3, 443 PPI) da 5.5 pollici (aspect ratio a 18:9), mentre – nel caso del fratello maggiore Pixel 3 XL – il layout propone, in sostituzione del lunotto verticale, un ampio notch, che consente l’adozione di un display QHD+ da 6.3 pollici (2880 x 1440 pixel, 19:9, 400 PPI): a parte il diverso polliciaggio in questione, Google ha investito molto anche nel miglioramento degli sfondi animati, già introdotti nei Pixel 2: ora, tali background regolano la loro tonalità in base all’ora del giorno e della notte, esplodono di colori all’arrivo di una notifica o quando si sblocca il device, e diventano frenetici durante un ascolto musicale.

La selfiecamera con Auto-HDR dei Pixel 3 e Pixel 3XL è doppia, con due sensori da 8 megapixel (di cui uno con f/1.8 e l’altro con f/2.2, grandangolo, e pixel grandi 1.4 micron) attrezzati per erogare la funzionalità “super selfie”, e girare i video a 1080p@30fps.

Il retro mostra la classica colorazione bitonale con una tonalità particolare per i due terzi della coverback, al cui principio, figura – protetto da un vetro temperato – l’oblò centrale per la scansione delle impronte (con rinnovate gesture), ed una differente per la sezione orizzontale ove, campeggia (ancora una volta), assieme al relativo Flash dual LED, una fotocamera unica, da 12.2 megapixel (f/1.8, obiettivo da 27 mm a 1 / 2,55″, autofocus laser, messa a fuoco dual pixel con rilevamento fasico, e stabilizzazione ottica/elettronica), funzionale per realizzare riprese in 2160p@30/60fps, 1080p@30/60/240fps, 720p@480fps.

Più diretto e chiaro il restyling dell’app Google Camera (con l’upload illimitato su Google foto per gli scatti in qualità originale) che, ora, pone in alto a sinistra la rotellina per le impostazioni e in basso colloca un carosello per switchare tra le modalità di scatto, alle quali se ne aggiungono di nuove: Photobooth (in uso alla selfiecamera, sfrutta i due sensori per immortalare il soggetto nelle condizioni migliori), Wide Angle Selfies, (sfrutta il grandangolo della selfiecamera per catturare tutti i soggetti includendo – nella scena – il 184% di spazio in più), Subject Tracking AF (messa a fuoco automatica per i soggetti in movimento), Super Res Zoom (migliora la resa delle foto zoomate in 2x aggiungendovi dettagli generati dagli algoritmi), Night Sight (concepita per non far usare il Flash, completa automaticamente la foto con i colori che l’AI di Google ritiene dovrebbe avere), e Top Shot (simile alla prima, ma per la fotocamera principale, è uno scatto multiplo in cui la scelta del miglior istante è affidata automaticamente, in base a vari parametri, all’intelligenza artificiale che, infine, riduce la risoluzione delle aree meno importanti). Grazie alla feature “Playground”, ed alla partnership con Marvel, sarà possibile aggiungere personaggi 3D, come Hulk o Iron Man, ai propri scatti.

Lato audio, ambedue i top gamma Google hanno degli speaker stereo frontali (40% più potenti), e, nelle confezioni di vendita (assieme al caricatore USB-A – USB-C da 18 watt, ed all’adattatore USB Host), un adattatore per il jack da 3,5 mm e delle cuffie Google Pixel Buds con USB Type-C 3.1 (35 euro).

Anche dal punto di vista dell’hardware prestazionale, i Google Pixel 3 standard ed XL mostrano diversi elementi in comune, a cominciare dal processore Snapdragon 845, dalla GPU Adreno 630, dallo storage presente nei tagli da 64 e 128 GB, e dalla RAM, pari a 4 GB (DDR4X): la batteria, ricaricabile anche via wireless, arriva a 2.915 mAh nel Pixel 3 standard e cresce fino a 3.430 nel secondo.

Le connessioni, nei nuovi Google Pixel 3 e Pixel 3XL annoverano il Wi-Fi ac a doppia banda (DLNA, hotspot, direct), il Bluetooth 5.0 (a risparmio energetico, con aptX HD ed A2DP), il modulo NFC, ed il localizzatore GPS (con Galileo, BDS, Glonass, ed A-GPS).

Una delle grandi sorprese dell’evento è stata la Google Pixel Stand (79 euro): si tratta di una base di ricarica wireless, di forma circolare, con una tacca che consente di mantenere il Google Pixel di 3° generazione in verticale, in modo da diventare una sorta di smart display, non troppo dissimile dal Google Home Hub, presentato nel medesimo evento.

In quanto tale, potrà esibire delle foto in modalità “slide show” e, tramite i comandi vocali di Assistant, mostrare le notifiche, i messaggi ricevuti, far partire una riproduzione musicale, leggere le notizie, o consentire la gestione di sveglie e promemoria.

Lato software, il sistema operativo Android Pie 9.0 perfeziona ed incrementa le gesture delle precedenti versioni (es. con l’arrivo di “Flip to Shhh” che silenzia il telefono quando viene poggiato di schermo su una superficie piana) consentendo l’uso del tasto di accensione per attivare al volo la fotocamera (tape to wake, due pressioni) o per eseguire uno screenshot (una pressione), e con la facoltà di aprire la tendina delle notifiche swippando verso il basso sul fingerprint.

L’intelligenza artificiale fornisce il suo apporto tramite Lens integrata nell’app fotocamera, ma non attiva di default, con il riconoscimento del testo che porta a prenotare un tavolo riconoscendo il nome di un ristorante o inviare una mail scandendo un indirizzo da un biglietto da visita, e l’inedita feature Call Screen, che permette di non rispondere alle chiamate (magari degli sconosciuti), ottenendo – a schermo – una trascrizione della telefonata.

Previsti con le classiche custodie ufficiali (nuance: antracite, grigio, indaco, e rosa) in cui la coverback presenta finiture in tessuto (45 euro), già pre-ordinabili facendo riferimento al Google Store, i Pixel 3 saranno spediti entro le prossime 3/4 settimane a 899 euro nella variante da 64 GB mentre, optando per il doppio di storage, si arriverà a 999 euro, tanti quanti verranno chiesti per il Pixel 3 XL da 64 GB, con quello da 128 GB che scatterà in avanti di ulteriori 100 euro, prezzandosi a 1.099 euro.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Come nel caso dell'LG V40 ThinQ, anche in quello dei Pixel 3 la presentazione ufficiale era una pura formalità: tra colorazioni, estetica, specifiche dei processori, delle funzionalità e - persino - degli accessori e delle custodie, vi era poco da rimanere sorpresi. Google ci ha provato sino all'ultimo, a mantenere alto l'interesse e, considerata l'ampiezza dell'offerta hardware annunciata, v'è da dire che si è dimostrata all'altezza del suo stesso mito.

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