Iscriviti

I laureati italiani non trovano lavoro per colpa delle scuole, delle imprese e anche per colpa loro

In Italia molti giovani laureati non trovano lavoro. Ci sono casi e casi e non è possibile generalizzare. La colpa non è dello Stato ed ecco gli errori più comuni.

Lavoro
Pubblicato il 7 febbraio 2019, alle ore 19:40

Mi piace
3
0
I laureati italiani non trovano lavoro per colpa delle scuole, delle imprese e anche per colpa loro

Si sentono spesso giovani laureati che si lamentano perché non trovano un lavoro compatibile con ciò che hanno studiato. Spesso l’argomento del lavoro per i laureati italiani è anche motivo di dibattito nei talk show o in apposite manifestazioni. I ragazzi, parola con la quale si includono anche persone di circa 30 anni, e il lavoro non vanno molto d’accordo ultimamente.

I motivi reali per cui accade ciò sono tanti e non è tutto così semplice, come spesso si afferma. L’errore che si tende a fare consiste nel fatto che si dà per scontato che un titolo di studio certifichi la professione da intraprendere. Altrettanto errato supporre che quest’ultima comporti un determinato stipendio e che, nel momento in cui questo non si riesca ad ottenere, tocchi allo Stato fornire un adeguato lavoro. Tutto ciò è sbagliato, surreale e non accade in nessun Paese del mondo.

Il problema alla base sembra proprio la cultura del lavoro. Nella realtà, nella maggior parte dei casi, non c’è alcun collegamento tra ciò che si studia e la carriera che si intraprende. Questo dipende dal fatto che il voto finale di laurea e i voti ottenuti per ogni singolo esame non sempre combaciano con le reali capacità e le reali conoscenze di una persona.

Questo perché le conoscenze acquisite sono dei metodi per arrivare ad altre conoscenze relative alla vera professione da intraprendere. Inoltre le aziende con il tempo si evolvono e nascono sempre nuove mansioni. È parte integrante dell’economia delle imprese e si chiama concorrenza: chi offre il prodotto più innovativo conquista il trono.

L’alternativa, se le persone che cercano lavoro non riescono a venire incontro alle richieste delle aziende, è aprire un’attività basandosi sulle proprie conoscenze. Lo stipendio, e dunque il guadagno, dipende da quanto sia utile quello che una determinata persona sa fare. Anche i mestieri muoiono e nascono con il passare del tempo: se in un determinato momento c’è alta richiesta di ingegneri, non è detto che debba sempre essere così. Lo Stato ha l’unico compito di offrire i servizi pubblici al fine di consentire ai cittadini di incontrare le aziende, servizi come ad esempio il trasporto pubblico, ma nulla di più.

Video interessanti:
Cosa ne pensa l’autore
Francesco Menna

Francesco Menna - Capita spesso di cadere nell'errore in base al quale si pensa che poiché si è laureati in qualcosa, si debba per forza intraprendere quella precisa e determinata carriera. Un altro errore che gli studenti commettono è che appena usciti dall'università credono di sapere già tutti i segreti del futuro mestiere, spesso mostrando un'eccessiva superiorità che non ha delle basi solide.

Lascia un tuo commento
Commenti
Daniele Quintavalle
Daniele Quintavalle

08 febbraio 2019 - 12:08:29

Secondo me, al di là dell'eccessiva arroganza di alcuni studenti, il problema grosso è che le università formano le persone eccessivamente per il lavoro che andranno a fare. Servirebbe un percorso più contestualizzato con il/i lavoro/i che il futuro studente andrà a svolgere. L'arroganza è forse data dall'insoddisfazione personale per lavori spesso poco stimolanti e interessanti se confrontati al background culturale. Ex. Dopo che ad uno studente viene chiesto di studiare come si deve Hegel o Diritto costituzionale o Calcolo differenziale non lo si può mettere a fare le fotocopie o a scrivere bozze o a incasellare numeri su Excel. C'è troppo divario.

0
Rispondi