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Una donna su quattro perde il lavoro per la maternità

Il lavoro e la donna sono due cose che non camminano di pari passo. L'aumento delle nascite è spesso frenato da ruoli non flessibili all'interno della coppia e la donna perde presto la possibilità di fare carriera

Lavoro
Pubblicato il 14 maggio 2014, alle ore 15:25

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Una donna su quattro perde il lavoro per la maternità

La condizione della donna nell’ambito lavorativo in Italia è una di quelle cose che ancora oggi non ha trovato un giusto equilibrio, considerando che il tasso di occupazione femminile continua inesorabilmente a scendere. Inoltre ad aggravare la situazione, e in relazione alla condizione lavorativa, è anche la diminuzione delle nascite, evento che impedisce alle donne molto spesso di mantenere il lavoro, per perderlo poi entro due anni dalla maternità. I dati sono stati aggiornati da Linda Laura Sabbadini, direttrice del Dipartimento Statistiche Sociali dell’Istat, che afferma che a porre un freno al lavoro femminile e alla natalità sia anche una sorta di “rigidità di ruoli all’interno della coppia rispetto ad altri paesi, il sovraccarico dei compiti domestici e di cura sulle donne è maggiore. La rigidità c’è nella famiglia e nell’organizzazione del lavoro, a parte nel settore della pubblica amministrazione”.

Ad oggi sono numerose le donne che rinunciano ad avere figli per mantenere il lavoro; molte si fermano a uno, massimo due, ma in realtà un buon numero di donne vorrebbe avere una famiglia più numerosa. Negli ultimi anni di crisi si è abbassata ulteriormente anche la fecondità, a causa di problemi inerenti ai rapporti e alla mancanza di conciliazione tra essi. La minore percentuale di donne che perdono il lavoro si registra tra le laureate, che si attesta attorno al 12,2 per cento. Dalla statistica emerge che l’informazione e la cultura stressano meno le donne e le proteggono da un tenore di vita difficile, inserendole in un ambiente sociale più elevato ed economicamente più vantaggioso.

Lo stato di un lavoro equilibrato permette alla donna di organizzare casa e ambiente lavorativo, con una migliore divisione dei compiti all’interno della coppia e una maggiore comprensione tra i soggetti familiari. E’ la società che invece non risponde adeguatamente, e manca di status organizzativo adatto a fornire lavoro che si concilia con la maternità, come accade in molti paesi europei. Una maggiore flessibilità di ore lavorative e disponibilità di aziende pubbliche e private, sarebbero un buon inizio per ridare all’Italia una nuova crescita, anche demografica, alzando il tasso di natalità e dando la gioia e la tranquillità a molte donne di diventare madri.

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