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Badante convivente: quanto può fermarsi nell’abitazione in caso di decesso dell’assistito

Quando la persona assistita muore, la badante, se convivente, resta senza una casa. La domanda che affiora è sempre la stessa: quanto tempo la badante si può fermare?

Lavoro
Pubblicato il 21 luglio 2019, alle ore 20:21

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Badante convivente: quanto può fermarsi nell’abitazione in caso di decesso dell’assistito

La domanda che le famiglie si pongono nell’assumere badanti conviventi, è quanto sia il tempo a disposizione perché queste lascino la casa, qualora la persona che accudivano venisse a mancare. Dietro alla domanda c’è il grave problema di una persona che, di punto in bianco, si trova senza una casa.

Spesso, infatti, le badanti conviventi vengono assunte a tempo pieno proprio perché c’è una persona in grave difficoltà per malattia o anzianità. La loro costante presenza è una garanzia per i familiari delle persone assistite ma, data la situazione e l’età, è facile che la vita di queste persone giunga al termine.

Diritti delle badanti conviventi

Con la morte della persona seguita in convivenza, l’oggetto contrattuale viene meno, pertanto cessa anche il diritto di restare in quella casa. Ma non sempre la lavoratrice in questione ha già un altro tetto, pertanto, se c’è comprensione tra le due parti, si darà del tempo affinché la badante riesca a trovare un’altra casa in cui stabilirsi.

Per avere una risposta chiara e precisa alla domanda che si pongono sia le badanti sia i parenti della persona deceduta, in modo da non lasciarla in balia della comprensione che potrebbe funzionare in alcuni casi, ma non in tutti, basta andare a rilegge il contratto. Nel documento di assunzione è scritta la durata del preavviso, ossia quant’è il tempo che la badante ha a disposizione per lasciare la casa o per restare nell’abitazione.

Generalmente per le badanti che hanno fino a 5 anni di anzianità di servizio, il preavviso è di 15 giorni: se lavorano presso lo stesso datore di lavoro da oltre 5 anni, il preavviso può arrivare anche ai 30 giorni. Tutto cambia per il lavoratore domestico, come può essere il custode, se ha diritto all’alloggio per sé e per la sua famiglia in cui siano anche dei minori: in questo caso, il tempo concesso, necessario per trovare un’altra sistemazione, è di 60 giorni.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Il tema delle badanti è uno dei più discussi sotto diverse sfaccettature. Penso che anche questo aspetto, che porta a non considerare il lavoro di una badante "Usa e getta", sia molto importante. Assicurare a queste persone la serenità di trovare un'altra abitazione è essenziale, ma penso che un contratto sia necessario per un rapporto chiaro.

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