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Università: via i test d’ingresso per Medicina

Una nuova riforma dell'università eliminerebbe i test d'ingresso per la facoltà di Medicina. E' questa l'idea del Ministro Giannini

Scuola e Istruzione
Pubblicato il 21 maggio 2014, alle ore 15:31

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Università: via i test d’ingresso per Medicina

Eliminare i test d’ingresso alla facoltà di Medicina. È questa l’idea, che avrebbe il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e che ha comunicato durante un incontro elettorale a Padova. “Ho pensato di rivisitare subito il sistema di selezione per gli studi di medicina perché quello dei test non ha dato finora prova di essere il migliore possibile. Quindi i prossimi tre mesi saranno dedicati a studiare un modello alternativo” ha dichiarato il ministro.

“Ci stiamo ispirando a quello francese, un modello collaudato da molti anni, anche perché la Francia è paragonabile al nostro paese come sistema pubblico centralizzato con autonomia degli atenei per la gestione” ha proseguito il ministro. «Quindi quello da adottare potrebbe essere il modello francese con eventuali correttivi – ha aggiunto Giannini – Ma quello che tengo a precisare è che la mia volontà è quella di assicurare il miglior sistema selettivo possibile. Cioè dobbiamo puntare alla qualità della formazione, della valutazione e del reclutamento degli studenti. I problemi strutturali e organizzativi sono problemi che si risolveranno a valle del processo di cambiamento. Non si può invertire la logica».

Il messaggio che il ministro ha voluto lanciare ai tanti ragazzi, che intendono iscriversi alla facoltà di Medicina è quello di studiare, per poter acquisire la competenza necessaria per primeggiar e e dimostrare di poter fare questo mestiere. In questo modo il ministro intenderebbe garantire una possibilità di accedere a questa facoltà a più studenti, che dimostreranno in corso di studi il loro valore, per una selezione successiva all’inizio degli studi. «L’università – ha aggiunto – deve considerare due fondamentali esigenze, un diritto allo studio il più possibile diffuso e garantito perché questo paese si salva solo con l’istruzione, e al tempo stesso favorire percorsi di eccellenza, perchè non possiamo continuare ad essere agli ultimi posti delle classifiche internazionali». «Per conciliare queste due esigenze – ha proseguito Giannini – bisogna mettere assieme un processo selettivo che avviene con il massimo rigore e con la massima severità che prevede l’impegno degli studenti e l’attitudine al sacrificio. Dall’altra parte ai docenti ricordo che devono ritornare ad un metodo di rigore che è quello che ha caratterizzato la nostra cultura, il nostro sistema di istruzione pubblico».

Sono tanti i contrari a quella, che al momento rimane soltanto un’idea sulla quale bisognerà studiare e lavorare nei mesi a venire, come ha dichiarato lo stesso ministro, ma che rappresenta un’apertura importante, che potrebbe cambiare il corso di svariate carriere universitarie.

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