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Scuola e hi-tech: vietati in Francia, ammessi in Italia per uso didattico

In Italia, l'ultima volta che se ne è parlato, è stato nel 2007. In un decalogo emanato dal ministro Fedeli si parla di un approccio consapevole al digitale, confermando il divieto per l’uso personale.

Scuola e Istruzione
Pubblicato il 12 giugno 2018, alle ore 09:04

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Scuola e hi-tech: vietati in Francia, ammessi in Italia per uso didattico

In Francia è vietato dalla legge l’uso dei telefoni cellulari sia nelle scuole elementari che nelle scuole medie già a partire dal prossimo anno scolastico, in Italia invece no. Valeria Fedeli, l’ex ministro dell’Istruzione, dando vita ad un gruppo di lavoro che stillasse delle linee guida sull’uso di smartphone, tablet e altri dispositivi a scuola, ha fatto capire che crede nell’utilità di questi mezzi. 

Già a gennaio il decalogo per l’uso dei dispositivi mobili nelle aule ha raggiunto le scuole italiane. Tra le varie osservazioni e attenzioni che si devono avere nel documento si legge che “la scuola accoglie e promuove lo sviluppo del digitale nella didattica“. Ampia apertura dunque per il mondo digitale anche se subito dopo segue la precisazione: “l’uso dei dispositivi in aula, siano essi analogici o digitali, è promosso dai docenti, nei modi e nei tempi che ritengono più opportuni“.

L’ex ministro Fedeli aveva ribadito che Ministero o scuola non hanno il compito di decidere se i dispositivi nelle aule sono un bene o un male, ma sicuramente la scuola non si può sottrarre dall’insegnare agli alunni ad usarli nel modo corretto e affinchè possano diventare strumenti utili.

Uno smartphone o un tablet, anche di piccole dimensioni, potrebbe sostituire strumenti scolastici già in utilizzo dagli alunni come la calcolatrice ammessa in molte scuole, soprattutto alle superiori, app di sinonimi e contrari, di vocabolari o dizionari e così via…

L’ultima volta che in Italia si è cercato di regolamentare l’uso del cellulare è stato più di dieci anni fa, nel 2007. La circolare era stata “emanata da Giuseppe Fioroni, in quel periodo a capo del dicastero di Viale Trastevere, che bandiva l’uso del cellulare a scuola” scrive “la stampa.it“, divieto confermato anche dall’ex ministra Fedeli, quando l’uso del dispositivo durante le lezioni è esclusivamente personale e, non condiviso con gli insegnanti, esula da fini didattici.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Siamo troppo abituati a pensare al cellulare - e simili -, come a uno strumento solo di comunicazione (messaggistica, chiamate ecc.) o di svago (giochi, film ecc.). Se navighiamo sulle possibilità ci accorgiamo presto che può facilmente essere uno strumento d'informazione - e molti adulti già lo usano così -, di formazione con app didattiche ecc. Penso che la visuale aperta dell'ex ministra Fedeli sia un'opportunità per molti.

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