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Il Santo Graal è a Leon, la scoperta di due ricercatori

La scoperta di due ricercatori medievalisti, Torres Sevilla e Ortega, svelerebbe uno dei più grandi misteri. Il Santo Graal, calice da cui secondo la leggenda bevve Cristo durante l'ultima cena, sarebbe la coppa di Santa Urraca, conservata nelle basilica di San Isidoro

Scuola e Istruzione
Pubblicato il 4 aprile 2014, alle ore 09:36

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Il Santo Graal è a Leon, la scoperta di due ricercatori

Ha provocato crociate, motivato ricerche infruttuose durante i secoli, ispirato narrazioni di ogni tipo, alimentato leggende e agitato ambizioni smisurate e feroci, perfino quelle di Hitler.Ora il grande enigma di dove si trovi il Santo Graal, il celebre e agognato calice dal quale bevve Cristo durante l’ultima cena, sembra risolto.Non sarebbe nascosto in un luogo misterioso, bensì è conservato alla luce del sole, custodito nella basilica di San Isidoro di Leon, in Castilla Y Leon Castilla Y Leondi Leon, in Castilla Y Leon.

E’ quanto sostengono di poter dimostrate scientificamente due medievalisti Margarita Torres Sevilla e Josè Miguel Ortega, dopo una ricerca di tre anni, svolta nel massimo segreto e finanziata dall’assesorato alla cultura di Castilla Y Leon sui pezzi di origine musulmana conservati nel museo di San Isidoro. Un ‘ investigazione che viene narrata nel libro Los reyes del Grial, presentato in un clima di evento epocale in un affollata conferenza stampa a Leon.

A monte della ricerca il ritrovamento di due pergamene  originali del XIV secolo, che indicano, secondo i due storici che la coppa attribuita dalle comuntà cristiane a Gesu Cristo è quella che fu trasferita a Leon nell’ XI secolo proveniente dall’ Egitto, dopo essere passata per Denia, nella comunità valenciana.

In base alla nuova teoria, il così detto calice si Santa Urraca, custodito nel tempio palatino, è il Santo Graal e fu inviato nell’ XI secolo al re di Leone Fernando il Grande o il Magno, noto come il monarca delle tre religioni, dopo essere stato saccheggiato dalla chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dov’era rimasto fino al IV secolo.

Secondo Margarita Torres, è che re Fernando I era un re molto importante ed era normale che altri sovrani gli mandassero dei regali, ma quello che richiama l’attenzione è la quantità di pezzi provenienti dall’ Egitto, fra i quali un’ arca d’argento attribuita al visir Sadaqa ibn Yusufhizo, un emiro del potente califfato della dinastia Fatimi, nella quale si ritiene fu trasferito il Santo Graal. Questo fu il motivo per cui tre anni fa il gruppo di storici inviò la vestigia a un documentarista in Egitto, che ritrovò le due pergamene originali che spiegano il percorso seguito dalla sacra reliquia  dal 400 in poi, quando fu portato via dal Santo Sepolcro di Gerusalemme dov’era custodito.

Le pergamene attestano che la coppa fu trasferita nel XI secolo in Spagna come regalo del califfo della dinastia Fatimi, che governava l’ Egitto,all’emiro di Denia,che aveva risposto inviando ingenti quantità di viveri alla richiesta di aiuto proveniente dal califfato durante una terribile carestia, assicurano i due medievalisti.

Il principe musulmano lo consegnò a Fernando I re di Leone nel 1054 per garantire la pace dei due regni, secondo quanto registrano i documenti ritrovati. Quello che non è chiaro è perchè Farnando I, al corrente dell’ importanza della reliquia, non diede conoscenza al mondo che la basilica custodiva il Santo Graal. Uno dei due ricercatori suggerisce che si trattava di una reliquia troppo importante perchè il re rischiasse di perderla, quindi ordinò il silenzio anche al figlio Alfonso VI.

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