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La "Buona" Scuola. Storia di come l’istruzione ha perso importanza

Breve spiegazione dei punti principali della riforma sulla scuola ideata e messa in atto in Italia dall'anno 2016, che ha creato non poca confusione nell'organismo già di per sè disorganizzato della scuola.

Scuola e Istruzione
Pubblicato il 16 ottobre 2016, alle ore 11:23

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La "Buona" Scuola. Storia di come l’istruzione ha perso importanza
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C’era una volta un Paese chiamato Italia. In questo Paese vi erano molte persone che governavano e che emanavano tante nuove leggi. Ok, a parte gli scherzi… nel settembre 2014 il Governo di Renzi si riunisce e dopo vari incontri in Parlamento seguita da una lunga trafila, nel 2016 finalmente esce una legge che vuole rivoluzionare la scuola italiana. Questa viene chiamata La Buona Scuola.

La Buona Scuola prevede un incremento di assunzioni e un maggior stanziamento di fondi per i materiali ed altre cose. Inoltre viene promesso agli studenti un livello di istruzione e di preparazione più elevato grazie ai nuovi corsi di aggiornamento predisposti per gli insegnanti. E, infine, viene promesso di investire un grosso capitale nella manutenzione, nel miglioramento e nella costruzione degli edifici scolastici pubblici.

I punti chiave di questa legge sono numerosi: per prima cosa i presidi, con valutazione finale da parte dello Stato, possono decidere come e dove impiegare gli insegnanti che hanno passato il concorso nel proprio istituto; lo Stato però ha comunque il potere principale nel posizionamento e nelle assunzioni degli insegnanti.

La scuola sarà digitale, senza più il cartaceo e verranno fatti investimenti nella tradizione, cioè nelle materie artistiche, e nell’innovazione, cioè nelle lingue e nelle tecnologie. Vi sarà l’alternanza scuola-lavoro per le classi terze, quarte e quinte per i crediti formativi con curriculum vitae digitale più flessibile (con corsi creati appositamente per gli studenti seguendo le loro esigenze). In più verrà fornita una card di 500€ da parte dello Stato per ogni insegnante per i corsi di aggiornamento e formazione. Invece per chi dona soldi alle scuole vi sarà un bonus che consiste in un beneficio fiscale

Verrà fatto un potenziamento della Carta dello Studente che diventerà una carta paypal con la quale poter avere sconti su tutto ciò che è inerente alla scuola e alla cultura (libri, musei, materiale scolastico, ecc.). Verrà inoltre dato un bonus di 500€ a coloro che compiono 18 anni da spendere in cose inerenti alla scuola e alla cultura da ritirare entro il dicembre 2016 e da spendere entro il dicembre dell’anno dopo. Insomma, una vera rivoluzione.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Albanello

Chiara Albanello - A mio parere ci sono stati troppi cambiamenti e in troppo poco tempo. Infatti nella maggior parte delle scuole queste innovazioni non sono state applicate e questi fantomatici fondi non sono arrivati o se sono arrivati non sono stati ben spesi. Inutile poi il bonus di 500€ agli studenti che se anche si riesce ad ottenere non si può spendere perchè nessun negozio è abilitato ad accettarlo. Stessa solfa per la Carta dello Studente ovviamente che in certi posti va e in altri non sanno nemmeno cosa sia. Mandare un avviso ai negozianti era troppo? Mi sembra che tutto sia fatto in fretta e senza pensarci seriamente sopra. Trovo inoltre la scuola in digitale poco pratica e molto molto molto poco realistica. Abbiamo a malapena internet nelle scuole, figurati se riusciamo a rendere tutto iper tecnologico. Ultima cosa: gli insegnanti. Effettivamente ci sono più assunzioni ma il numero di posti disponibili rimane lo stesso e quindi molto spesso professori che abitano in una città dove non ci sono più posti si vedono costretti a farsi ore di viaggi in macchina per raggiungere il posto di lavoro. Ripeto: una legge molto poco pensata in chiave realistica e pratica.

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