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Francia, la scuola dell’obbligo inizia a tre anni

In Francia sono convinti che "a quell'età si impara di più". Il percorso della scuola italiana è ancora lontano da questa meta. Tra le cause una scuola divisa tra Stato ed enti locali.

Scuola e Istruzione
Pubblicato il 16 ottobre 2018, alle ore 18:54

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Francia, la scuola dell’obbligo inizia a tre anni

A partire dal fatto che le basi dell’apprendimento si gettano nell’età compresa tra i tre e i sei anni, Jean-Michel Blanquer, ministro dell’Istruzione francese ha presentato al Consiglio Superiore dell’Educazione un progetto di riforma scolastica rivoluzionario rispetto al passato: far cominciare la scuola dell’obbligo a tre anni. Della stessa idea Emmanuel Macron, che durante la campagna presidenziale aveva promesso l’asilo come scuola dell’obbligo.

L’Italia è ancora lontana

Nel 1993 il ministro Luigi Berlinguer aveva cercato di anticipare la scuola dell’obbligo di un anno, facendola iniziare a 5 anni. Problemi finanziari e organizzativi gli fecero abbandonare l’iniziativa. Ci riprovò la ministra Stefania Giannini dieci anni dopo, con il suo proclama: “tutti alla primaria a cinque anni“. Anche la proposta della ministra, a causa degli insegnanti e della riforma troppo costosa, cadde nell’oblio. Il dibattito nel tempo è stato ripreso, ricordiamo la “Buona Scuola” di Renzi che, come scrive “Il Messaggero“, “ha avviato il progetto 0/6, per il potenziamento della scuola dell’infanzia, nidi e materne”.

Ma divisa tra Stato ed enti locali, com’è la scuola italiana, per ora non è possibile anticipare nememno di un anno la scuola dell’obbligo, anche se è facile vederne i vantaggi: anticipare di un anno l’avvio del percorso scolastico, avrebbe come conseguenza la conclusione anticipata di un anno della scuola dell’obbligo e dell’iscrizione all’Università. In Italia, però, criteri socio-psicologici portano a pensare che i bambini fino a sei anni abbiano tutto il diritto di giocare e non debbano avere altro pensiero se non quello di godersi gli affetti. 

Il punto di vista francese

I francesi invece – avrebbe affermato Macron – sostengono la loro scelta motivandola con quanto le neuroscienze e le teorie cognitiviste affermano: “la plasticità del cervello prima dei sei anni è particolarmente propizia all’assimilazione del linguaggio, ed è proprio in questa fase che si fabbricano i futuri abbandoni scolastici“. Inoltre secondo alcuni, molti genitori non sono capaci di educare i figli e per questo è meglio farli entrare in un sistema educativo quanto prima. 

I francesi sono preoccupati dei bambini che vivono in situazioni familiari difficili o disagiate, nelle quali il francese è poco conosciuto e utilizzato. A tal proposito Macron, scrive “Il Messaggero”, avrebbe affermato che un bambino di due anni conosce circa venti parole, a sei ne dovrebbe conoscere 2500: “L’immersione nel linguaggio in questi primi anni è un obiettivo fondamentale. La scuola materna dovrà diventare la scuola del linguaggio“.

Se accolta, la riforma francese entra in vigore dal prossimo anno scolastico. Insieme all’obbligo della frequentazione scolastica, a tre anni è prevista una maggiore autonomia alle scuole, per gli istituti privati la possibilità di finanziare delle sezioni internazionali e in ogni istituto ci sarà un organo di valutazione dei risultati dell’insegnamento.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Sono sicuramente italiana. Penso che il gioco e gli affetti siano importanti nei piccoli, ma non escludo una scuola obbligatoria già a tre anni se pensata ad hoc. Il gioco può portare a migliorare il linguaggio, ad ampliarlo, a conoscere il significato delle parole. Il mondo degli affetti dovrà attraversare tutta la vita della persona, non solo i primi anni.

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