Bando del 2014 da rifare: escludeva gli stranieri dall’insegnamento

Secondo il tribunale del lavoro di Milano il bando del 2014 non permetteva agli stranieri di insegnare e ha condannato il ministero a riaprirlo. Un'odissea per circa 500 mila insegnanti che erano già in graduatoria

Bando del 2014 da rifare: escludeva gli stranieri dall’insegnamento

Secondo il tribunale del lavoro di Milano il bando del 2014 era discriminatorio e per questo motivo ha condannato il ministero dell’istruzione. Il bando del 2014 per reclutare gli insegnanti non permetteva agli stranieri di partecipare. Era disponibile solo un posto per i cittadini italiani e comunitari, tranne che per le ore di conversazione delle lingue straniere  in cui però la precedenza era data comunque agli italiani.

A fare ricorso contro il bando sono stati Cub Scuola, Avvocati per niente e Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che hanno fatto appello agli elementi discriminatori riconosciuti anche dal giudice Tullio Perillo: infatti, il giudice ha accertato la discriminazione in quanto il bando è contrario alla norma dell’articolo 7 delle legge 97 del 2013, che prevede:“Possono accedere ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengano alla tutela dell’interesse nazionale gli stranieri lungosoggiornanti, i rifugiati politici e titolari di protezione sussidiaria (che nell’insieme rappresentano più del 60 per cento degli stranieri residenti in Italia), gli stranieri “altamente qualificati” cioè i titolari di cd “carta blu” e i familiari stranieri di cittadini italiani”.

Ancora non è chiaro perchè il ministero abbia escluso gli stranieri, ma il fatto è che il giudice ha dato ordine al ministero di riaprire il bando e di rifare, dopo le dovute candidature, le graduatorie. Il nuovo ordine porta scompiglio per circa 500 mila insegnanti che erano già in graduatoria.

Il giudice Perillo ha anche trovato inopportuno che gli stranieri non possono insegnare la lingua straniera, e che la precedenza sia stata data agli insegnanti italiani. Ecco le parole del giudice:“Tale ultima disposizione è del tutto priva di alcun criterio logico e razionale”.
Si spera che con questa ennesima vicenda sia completamente chiusa la fase di non mettere in atto le normative che riguardano l’ accesso degli stranieri al pubblico impiego. Queste legi sono state importanti perché hanno permesso di eliminare molti vincoli tra italiani e stranieri sulle norme del lavoro pubblico ma in realtà finora sono state poco applicate. Ben vengano i ricorsi se servono a fare rispettare le leggi per l’adeguamento della nostra legislazione alle norme che regolano l’ordinamento comunitario.

Continua a leggere su Fidelity News