Tech in evoluzione: Google, Apple e Samsung tra AI, privacy e nuovi dispositivi

Google, Apple e Samsung continuano a evolvere i loro ecosistemi con novità su privacy, intelligenza artificiale e nuovi dispositivi, bilanciando innovazione e controllo sugli utenti.

Tech in evoluzione: Google, Apple e Samsung tra AI, privacy e nuovi dispositivi

Google, Apple e Samsung puntano su privacy, AI e nuovi device. Google amplia il controllo dei dati personali nella Ricerca, aggiorna Home Brief con contenuti visivi e porta “Crea con AI” su iPhone/iPad. Apple introduce video in CarPlay, vieta app di messaggistica anonime e chiude HomeKit a favore di Casa. Samsung prepara Galaxy S26 e S27 con Exynos 2700 e AI integrata, mentre il Galaxy A27 resta incerto. Tra innovazione e sicurezza, gli utenti ottengono più strumenti, ma con vincoli sugli ecosistemi e aggiornamenti obbligatori.

Mondo Google

Google permetterà di nascondere i dettagli personali dalla Ricerca: più controllo sulla propria vita online

Google si prepara a rafforzare in modo significativo la tutela della privacy introducendo nuove funzioni che consentono agli utenti di individuare e richiedere la rimozione di risultati contenenti informazioni personali sensibili direttamente dalla Ricerca. L’aggiornamento del hub “Risultati su di te” amplia il monitoraggio oltre a email e numeri di telefono, includendo anche documenti ufficiali come patente, passaporto e codici identificativi, con un sistema di avvisi automatici che segnala la presenza di questi dati nei risultati. Le richieste di rimozione potranno essere gestite in modo centralizzato e non comporteranno la cancellazione dei contenuti dal web, ma solo dalla Ricerca Google. In parallelo, l’azienda introduce strumenti più rapidi per segnalare immagini esplicite condivise senza consenso, con opzioni di protezione preventiva per evitare che contenuti simili ricompaiano in futuro. Le novità debutteranno inizialmente negli Stati Uniti, con l’obiettivo dichiarato di estendere progressivamente il controllo della privacy anche ad altri mercati.

Google Home evolve Home Brief: il riepilogo delle attività si arricchisce con immagini e clip AI

Google continua a spingere sull’integrazione di Gemini nel suo ecosistema smart home e prepara un’evoluzione significativa di Home Brief, il riepilogo quotidiano delle attività domestiche disponibile per gli abbonati a Google Home Premium Advanced. Dalle analisi del codice dell’app Google Home emerge infatti il riferimento a un “Visual home brief”, indizio concreto dell’arrivo di riepiloghi non più solo testuali ma arricchiti da contenuti visivi. L’idea è rendere la consultazione più immediata e coinvolgente, affiancando al testo immagini, snapshot delle telecamere e potenzialmente brevi clip video generate dall’intelligenza artificiale per mettere in evidenza gli eventi più rilevanti della giornata. Un passo che potrebbe trasformare Home Brief in uno strumento molto più intuitivo e rapido da usare, capace di mostrare a colpo d’occhio cosa è accaduto in casa. Al momento la funzione non è ancora attiva e Google non ha comunicato tempistiche ufficiali, ma le tracce nel codice confermano che lo sviluppo è già in corso.

Google Translate “convinto” a diventare un chatbot stile Gemini: quando la traduzione inizia a dialogare

Google Translate sta mostrando un volto inaspettato: attivando la modalità avanzata e sfruttando una particolare formulazione dell’input, alcuni utenti sono riusciti a trasformarlo di fatto in un chatbot conversazionale, capace di rispondere a domande dirette anziché limitarsi alla traduzione. Il comportamento, emerso grazie a una classica tecnica di prompt injection, rivela come il servizio riesca talvolta a confondere istruzioni e contenuti, arrivando persino a descrivere se stesso come un modello linguistico addestrato da Google. Il fenomeno riguarda esclusivamente la modalità avanzata introdotta in via sperimentale in alcuni mercati e si inserisce nel più ampio processo di integrazione dell’intelligenza artificiale nei servizi di Mountain View. Nonostante l’assenza di commenti ufficiali, il caso dimostra quanto il confine tra strumenti “funzionali” e assistenti AI sia sempre più sottile, e come anche un servizio storico come Translate possa evolversi, o essere spinto, verso un’esperienza simile a quella di Gemini.

Google Foto: la funzione ‘Crea con AI’ arriva finalmente su iPhone e iPad

Google Foto porta su iPhone e iPad la funzione “Crea con AI”, già disponibile su Android, permettendo di trasformare le proprie foto in immagini originali tramite modelli predefiniti. Gli utenti possono generare rapidamente avatar in stile cartone animato, immagini professionali o rappresentazioni artistiche delle proprie passioni, tutto senza competenze avanzate. Alcuni modelli sono riservati agli abbonati a Google Gemini, mentre le generazioni giornaliere sono limitate. La funzione è inizialmente disponibile in mercati selezionati e promette aggiornamenti continui dei modelli e miglioramenti dell’interfaccia. Con questa novità, Google Foto semplifica la creatività digitale, offrendo strumenti immediati e accessibili per personalizzare e trasformare le immagini direttamente dall’app.

Android desktop cambia passo: Gemini sempre visibile e pronta all’uso

Google continua a costruire il suo futuro desktop mettendo l’AI al centro e Gemini si prepara a diventare molto più accessibile nella versione desktop di Android, con un’integrazione diretta e persistente nell’interfaccia di sistema. Le tracce individuate nella beta della Google app suggeriscono l’arrivo di un’icona dedicata di Gemini nella barra superiore, accanto agli indicatori di stato, pensata per richiamare rapidamente l’assistente e usarlo per scrittura, pianificazione e brainstorming senza passare da app o finestre aggiuntive. Non si parla di nuove funzioni rivoluzionarie, ma di un lavoro mirato a rendere l’esperienza più fluida e immediata, in linea con la visione di un ambiente desktop Android in cui l’AI non sia un extra ma una presenza costante. Un ulteriore tassello che rafforza l’idea di un sistema ibrido, sempre più vicino a sostituire ChromeOS e capace di competere sul terreno della produttività moderna.

Pixel 10a e FaceTime: una promessa che accende la curiosità, ma resta (quasi) solo marketing

Il riferimento a FaceTime comparso nella pagina ufficiale del Pixel 10a ha inevitabilmente acceso le speranze di chi sogna un dialogo più diretto tra Android e l’ecosistema Apple, ma la realtà sembra decisamente più prudente. La dicitura scelta da Google, inserita nel contesto del passaggio da un altro smartphone a Pixel, non indica un vero supporto nativo all’app di Apple, bensì richiama una possibilità già nota da anni: partecipare a una chiamata FaceTime tramite link di invito, sfruttando il browser web. Una funzione introdotta con iOS 15 che consente anche agli utenti Android di collegarsi, ma senza avviare chiamate né accedere all’esperienza completa dell’app. In sostanza, nulla di nuovo sotto il sole. Il Pixel 10a non dovrebbe quindi portare FaceTime su Android in senso stretto, né tantomeno offrire un’integrazione profonda con i servizi Apple. Più che un’apertura tecnica, sembra una scelta comunicativa pensata per ridurre la percezione delle barriere tra piattaforme. In attesa dell’annuncio ufficiale del 18 febbraio, il nuovo medio di gamma Google continua comunque a far parlare di sé per il design pulito e senza sporgenze, in linea con Pixel 9a, mentre sul fronte software l’ecosistema resta ben saldo nelle mani di Big G, senza sconfinare davvero in quello di Cupertino.

Apple e Google promettono più trasparenza per le app concorrenti, ma gli sviluppatori restano cauti

Apple e Google hanno annunciato un impegno volontario per non penalizzare le app concorrenti all’interno dei loro store digitali, in seguito alle pressioni della Competition and Markets Authority del Regno Unito. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore trasparenza nei processi di valutazione delle app, evitare discriminazioni nei risultati di ricerca interna e non utilizzare dati sensibili delle app di terzi per potenziare i propri prodotti. Apple ha anche promesso di semplificare l’accesso degli sviluppatori a funzionalità chiave del suo ecosistema, come il wallet digitale e la traduzione in tempo reale tramite AirPods, favorendo così una collaborazione più equilibrata. Tuttavia, le misure sono state accolte con scetticismo: esperti del settore, come Tom Smith, ex dirigente della CMA, ritengono gli impegnitalmente leggeri da risultare quasi inesistenti”, soprattutto perché non hanno valore giuridico vincolante. Restano fuori dall’accordo questioni cruciali per gli sviluppatori, tra cui le commissioni sulle vendite in-app fino al 30%, mentre la CMA continuerà a monitorare la situazione. Dal 1° aprile, Apple e Google dovranno fornire dati dettagliati sui tempi di approvazione, rifiuti e reclami delle app; in caso di inosservanza, l’autorità potrà rendere gli impegni obbligatori, ma resta aperto il dubbio sull’effettiva tutela dei creatori di app.

Mondo Apple

Video in auto con CarPlay: Apple sollecita case e sviluppatori

Apple apre la porta alla riproduzione dei video in auto tramite CarPlay, ma passa la responsabilità concreta a case automobilistiche e sviluppatori. La funzione, già abilitata tecnicamente con iOS 26, permette la visione dei contenuti solo a veicolo fermo, rendendola utile durante le soste o le ricariche dei veicoli elettrici. Sul portale CarPlay, Apple segnala chiaramente la possibilità di avviare i video dall’iPhone, ma sottolinea che l’abilitazione finale dipende dai costruttori: se la casa automobilistica non approva la funzione, anche le app compatibili non potranno sfruttarla. A febbraio 2026, nessun produttore ha ancora annunciato supporto, per cui l’uso dei video in auto resta teorico. Il messaggio di Cupertino funge da stimolo: ora l’iniziativa deve venire da sviluppatori e case, per rendere finalmente concreta una funzione attesa da tempo senza compromettere la sicurezza alla guida.

Apple mette al bando le app di messaggistica anonime e casuali: nuove regole su App Store

Apple aggiorna le linee guida per le app di messaggistica su App Store, vietando quelle che permettono di chattare in forma anonima con sconosciuti o che abbinano gli utenti a caso, come facevano Chatroulette e simili. Le nuove regole mirano a eliminare sistemi che possono favorire bullismo o discriminazioni, e le app già presenti potrebbero essere rimosse senza preavviso. Il giro di vite arriva in un momento in cui alcune piattaforme anonime, come Bitchat, sono state usate in gruppi di protesta in paesi come Iran, Nepal e Uganda, mentre rimozioni recenti di app come ICEBlock hanno suscitato malumori. Cupertino, quindi, combina motivazioni legate alla sicurezza e possibili ragioni politiche, consolidando il controllo sulle app che favoriscono contatti anonimi tra utenti.

Apple dice addio alla vecchia HomeKit: da oggi resta solo Casa, ecco cosa cambia davvero

Da oggi, 10 febbraio 2026, la vecchia architettura HomeKit va ufficialmente in pensione e per la domotica Apple non ci sono più alternative: chi non aggiorna rischia malfunzionamenti, automazioni inattive e la perdita del controllo dei dispositivi smart tramite iPhone, iPad o Mac. Dopo un rinvio di tre mesi rispetto alla scadenza iniziale, Cupertino ha chiuso definitivamente il supporto, rendendo obbligatorio il passaggio alla nuova piattaforma Casa, una riprogettazione profonda pensata per migliorare affidabilità, prestazioni e integrazione con lo standard Matter. L’aggiornamento è semplice e passa direttamente dall’app Casa, ma richiede sistemi relativamente recenti, con iOS e iPadOS almeno alla versione 16.2, macOS 13.1 o successiva e watchOS 9.2. C’è però un cambio di paradigma che pesa: gli iPad non possono più essere usati come hub domestici, ruolo ora riservato esclusivamente ad Apple TV o HomePod. Una scelta che segna la fine di una fase storica della smart home Apple e che, nel bene e nel male, obbliga tutti a fare i conti con una domotica più moderna ma anche più vincolata all’ecosistema attuale.

Mondo Samsung

Galaxy A27: un leak fa temere il possibile cancellamento dello smartphone economico

Secondo le ultime indiscrezioni, Samsung potrebbe aver deciso di accantonare il Galaxy A27, uno dei modelli più accessibili della sua gamma, o quantomeno di rinviarne pesantemente il debutto. Il dispositivo, infatti, è comparso solo all’interno del codice della One UI, senza mai emergere nei database di certificazione più comuni come IMEI, Geekbench, Bluetooth SIG o enti regolatori nazionali, segnali che di solito anticipano un lancio imminente. Questa assenza prolungata rafforza l’ipotesi di un cancellamento o di un cambio di strategia da parte del colosso coreano, soprattutto considerando che l’attenzione dell’azienda sembra concentrata sui futuri Galaxy A37 e A57. Anche se in passato si parlava di un’uscita congiunta, oggi questa possibilità appare sempre meno probabile e, qualora il progetto fosse ancora vivo, il Galaxy A27 non arriverebbe prima della seconda metà del 2026. Per ora Samsung non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, lasciando la questione nel campo dei rumor, mentre prosegue lo sviluppo della One UI 8.5 in vista della prossima generazione Galaxy S.

Galaxy S26 (visto in nuovi render), l’Unpacked si avvicina: Samsung lascia trapelare la data ufficiale

L’annuncio formale non è ancora arrivato, ma ormai i dubbi sono ridotti al minimo: la presentazione dei Galaxy S26 sembra fissata per mercoledì 25 febbraio. A suggerirlo non sono solo indiscrezioni e precedenti ricostruzioni, ma un nuovo indizio arrivato direttamente da Samsung. L’account X ufficiale per il Golfo Persico ha promosso un concorso legato al prossimo Galaxy Unpacked e, analizzando i termini e le condizioni collegati al post, emerge un riferimento esplicito a un periodo “durante e dopo Galaxy Unpacked” che inizia proprio il 25 febbraio. Una conferma indiretta, ma piuttosto chiara, che rafforza l’idea di un evento imminente dedicato ai nuovi flagship. Sul palco, oltre alla famiglia Galaxy S26, dovrebbero trovare spazio anche i Galaxy Buds 4 e Buds 4 Pro, con grande attenzione puntata sull’intelligenza artificiale e sulle novità di One UI 8.5 basata su Android 16, pronta a debuttare insieme ai nuovi top di gamma. Tornando ai Galaxy S26, nuovi render ufficiali trapelate confermano il design finale del Galaxy S26, con il modulo fotocamere posteriore a pillola che sostituisce gli anelli separati delle generazioni precedenti. Lo smartphone avrà schermo AMOLED da 6,3 pollici a 120 Hz, fotocamera principale da 50 MP, batteria da 4.300 mAh con ricarica rapida e wireless, e sarà alimentato da Exynos 2600 o Snapdragon 8 Elite Gen 5 con Android 16 e One UI 8.5.

Galaxy S27: Samsung accelera Exynos 2700 e prepara mossa audace

Samsung si prepara a un rilancio del suo ecosistema di chip con l’Exynos 2700, previsto per la produzione in massa nel secondo semestre del 2026. Dopo il buon rendimento ottenuto con l’Exynos 2600, utilizzato già in parte della serie Galaxy S26, l’azienda punta a incrementare la presenza del proprio chipset nella linea Galaxy S27, stimando una crescita del 130% per il 2027. La produzione anticipata e la tecnologia a 2 nanometri SF2P consentono di accumulare più unità e aprono la strada a una collaborazione con altre aziende interessate a chip avanzati. Non mancano le speculazioni: l’alto costo del Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro potrebbe spingere Samsung a montare l’Exynos 2700 anche sul Galaxy S27 Ultra, mentre voci interne indicano lo sviluppo di una GPU proprietaria per potenziare ulteriormente le prestazioni. Questa strategia, sebbene promettente sul fronte tecnico, desta qualche preoccupazione tra i fan, che temono variazioni di prestazioni e disponibilità a seconda del chip installato.

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