Ray-Ban Meta con riconoscimento facciale? La mossa che può cambiare per sempre gli smart glasses Meta

Meta valuta l’integrazione del riconoscimento facciale “Name Tag” sugli Ray-Ban Meta, puntando a trasformare gli occhiali intelligenti in un assistente capace di identificare contatti e fornire informazioni in tempo reale.

Ray-Ban Meta con riconoscimento facciale? La mossa che può cambiare per sempre gli smart glasses Meta

Meta sarebbe pronta a portare una delle funzioni più discusse e futuristiche sugli occhiali intelligenti Ray-Ban Meta. Secondo indiscrezioni emerse dalla stampa internazionale, l’azienda starebbe valutando l’integrazione di un sistema interno chiamato “Name Tag”, capace di riconoscere i volti e fornire informazioni contestuali in tempo reale tramite l’assistente AI integrato nel dispositivo.

Una novità che, se confermata, segnerebbe un punto di svolta nel mercato dei wearable intelligenti, aprendo scenari finora confinati alla fantascienza. L’idea sarebbe quella di permettere agli occhiali di identificare persone già presenti nei contatti dell’utente o collegate ai profili pubblici delle piattaforme dell’ecosistema Meta, offrendo dettagli utili direttamente nel campo visivo.

Non si tratterebbe, almeno nelle ipotesi attuali, di uno strumento per cercare sconosciuti in modo illimitato, ma di una funzione contestuale pensata per migliorare l’interazione sociale e l’accessibilità. In particolare, il progetto sarebbe stato inizialmente valutato anche in ambito inclusivo, con possibili applicazioni dedicate alle persone con disabilità visive.

Il ritorno al riconoscimento facciale rappresenterebbe però un cambio di rotta significativo. Circa cinque anni fa Meta aveva interrotto questa tecnologia su Facebook a seguito di critiche normative ed etiche, oltre che per le crescenti pressioni legate alla tutela della privacy. Anche nella prima generazione di occhiali smart lanciata nel 2021, la funzione non venne implementata proprio per ostacoli tecnici e rischi legali. Oggi, tuttavia, lo scenario appare diverso.

I progressi nell’intelligenza artificiale, nei sensori miniaturizzati e nell’elaborazione locale dei dati rendono possibili funzioni più sofisticate rispetto al passato. I Ray-Ban Meta, sviluppati in collaborazione con il celebre marchio eyewear, sono diventati un successo commerciale con milioni di unità vendute nel mondo. L’integrazione di strumenti come traduzione in tempo reale, acquisizione avanzata di immagini e interazione vocale evoluta ha già trasformato questi occhiali in un’estensione dello smartphone.

L’eventuale introduzione del riconoscimento facciale potrebbe spingerli oltre, rafforzando l’idea di un dispositivo capace di anticipare le esigenze dell’utente. Restano però aperti interrogativi cruciali. Non è ancora chiaro quali categorie di persone potrebbero essere effettivamente riconosciute né quali limiti verranno imposti alla tecnologia. Meta ha dichiarato di voler valutare con attenzione l’impatto sociale prima di qualsiasi lancio e ricorda che gli occhiali dispongono già di un indicatore LED che segnala la registrazione video.

Tuttavia, l’unione tra telecamere indossabili e database online continua ad alimentare il dibattito pubblico sulla protezione dei dati personali. Il progetto si inserisce in una corsa sempre più serrata tra i big del settore. Anche Apple e Google stanno esplorando il segmento degli smart glasses con funzionalità AI avanzate, assistenza contestuale e integrazione multimediale. Il 2026 potrebbe quindi essere l’anno in cui gli occhiali intelligenti smetteranno di essere un accessorio di nicchia per diventare una vera piattaforma tecnologica alternativa allo smartphone. Se Meta decidesse davvero di attivare Name Tag, il confine tra mondo fisico e digitale diventerebbe ancora più sottile. Una scelta che promette innovazione e utilità pratica, ma che richiederà un equilibrio delicato tra progresso tecnologico e diritti individuali.

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