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"Stranger Things 3: The Game": la serie Netflix trasposta in un titolo volutamente (troppo) retrò

"Stranger Things 3: The Game" è un omaggio alla serie televisiva di Netflix, ambientata negli anni '80, con tutti gli eventi che vengono proposti nelle puntate dello sceneggiato. Anche grafica e stile sono anni '80, incidendo però troppo sulla giocabilità.

Games
Pubblicato il 16 luglio 2019, alle ore 12:21

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"Stranger Things 3: The Game": la serie Netflix trasposta in un titolo volutamente (troppo) retrò

Stranger Things 3: The Game” è un omaggio alla serie televisiva trasmessa su Netflix, la cui terza stagione, sempre ambientata negli anni ’80, è pronta ad incuriosire gli appassionati. Il gioco è in uscita per le piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Swich, mostrando fin dalla grafica e dallo stile di gioco un apparente sistema tecnico rimasto proprio nel bel mezzo degli anni ’80.

Chiaramente, non è la mancanza di mezzi da parte dei programmatori a condizionare il gioco, ma una scelta voluta per essere fedeli al massimo alla serie televisiva. “Stranger Things 3: The Game” riproduce in pieno la storia e tutti gli eventi fin dalla prima puntata del prodotto televisivo, con i personaggi Mike e Lucas armati di mazza da baseball e di fionda in un centro commerciale per assistere ad un film. Da lì cominciano a susseguirsi gli eventi più strani ed inimmaginabili.

La grafica è disposta su una classica visuale tridimensionale isometrica, con le stanze riprodotte singolarmente su uno sfondo nero, come per i più grandi classici che sono stati proposti dal 1980 fino alla metà degli anni ’90. Le riproduzioni in pixel art che ricalcano addirittura i giochi dei primi anni ’80, sulle prime console di gioco, sono ancora più marcate, a tratti anche eccessive nella fedeltà.

“Stranger Things 3: The Game” vive di un forte paradosso che ne mina in parte la longevità: l’eccessiva riproduzione fedele degli eventi porta, per chi giochi al titolo, non avendo visto la serie, a scoprire tutto ed a perdere la suspence nel visionare l’evento televisivo. Chi, al contrario, ha visto con attenzione la serie, saprà riconoscere gli eventi e risolvere facilmente, senza problemi, gli enigmi proposti.

“Stranger Things 3: The Game” è proposto tutto su uno story mode che si può giocare in modalità singola oppure cooperativa, con un secondo giocatore, che agisce nello stesso momento e negli stessi luoghi. L’intento è riuscito, i combattimenti sono azzeccati nella dinamica, mentre il resto del gameplay eccessivamente scontato. La storia dura all’incirca otto ore, escludendo le missioni secondarie, che amplieranno l’offerta di “Stranger Things 3: The Game”.

Il gioco prosegue tutto tra una serie di combattimenti ed alcuni enigmi da risolvere, per una campagna piuttosto minimale, divertente ma povera di alternative al combattimento ed alla meccanica dei puzzle presenti. Il gioco può vivere di una certa longevità se rigiocato con gli amici, per sessioni di gioco divertenti, ma senza speranza di trovare delle modalità di gioco differenti.

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Cosa ne pensa l’autore
Claudio Bosisio

Claudio Bosisio - "Stranger Things 3: The Game" è una riproduzione fin troppo fedele degli eventi della serie televisiva di Netflix. Troppo facile trovare situazioni ed enigmi da risolvere scontati, se si è assistito prima all'evento TV. Anche la grafica omaggia al massimo, eccessivamente, gli anni '80, come il comparto tecnico. La campagna è discretamente lunga, piuttosto divertente, ma povera di alternative di gioco. L'impegno nel far combaciare il gioco con la serie tv è perfettamente ripagato, meno per chi intenderà provare entrambe le esperienze che, a tutti gli effetti, si troverà ad assistere allo stesso copione. Valutando singolarmente il titolo videoludico, tra potenzialità e difetti, "Stranger Things 3: The Game" merita tre stelle di valutazione su un massimo di cinque.

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