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Sri Lanka, bandito l’olio di palma

Decisione storica per lo Sri Lanka, che ha deciso di bandire l'olio di palma, impedendone l'importazione sul proprio territorio ed eliminando le proprie piantagioni attuali.

Ambiente
Pubblicato il 13 maggio 2021, alle ore 14:25

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Sri Lanka, bandito l’olio di palma

Il governo dello Sri Lanka ha deciso, in una sentenza storica, di eliminare del tutto le importazioni dell’olio di palma all’interno del proprio territorio e di estirpare le piantagioni attuali, trasformandole in qualche altra coltivazione. Il motivo di questa drastica decisione è la presa di coscienza, da parte del governo, delle terribili conseguenze che l’olio di palma comporta per l’ambiente e gli animali.

È importante sapere che: lo Sri Lanka acquista circa 200.000 tonnellate di olio di palma all’anno e che il suo principale fornitore è la Malesia, basta questo per capire che questa decisione porterà cambiamenti drastici anche sull’economia di questi paesi; mentre le coltivazioni di palma da olio all’interno dei territori dello Sri Lanka si stimano in circa 11.000 ettari, che andranno tutti trasformati.

Lo Sri Lanka, dopo aver preso coscienza ed essersi attivato contro i cambiamenti ambientali, ha deciso di radere al suolo tutte le proprie piantagioni di olio di palma e di sostituirle, in meno di un decennio, con altre coltivazioni arbustive, quali gomma e frutteti. L’intero processo sarà obbligatorio e prevede di radere al suolo ogni anno il 10% delle coltivazioni di palma attuali, in modo tale da raggiungere in 10 anni il 100 %.

Le piantagioni di olio di palma, la quale è specie di origine africana, sono diventate talmente intensive ed invasive da aver sostituito gran parte delle coltivazioni endemiche originali di molti paesi, inoltre molte specie di animali sono oggi a rischio di estinzione proprio a causa di queste coltivazioni intensive, che restringono gli habitat e le fonti di cibo di molte specie.

Per finire, le palme da olio causano erosione del terreno, poiché non possiedono un proprio sottobosco e ne consumano le proprietà nutritive, andandolo ad impoverire. Quindi, nel corso degli ultimi anni, lo Sri Lanka aveva deforestato le proprie foreste e aveva sostituito le proprie coltivazioni tipiche per far posto a coltivazioni di palma da olio africana, andando a scombussolare così la propria biodiversità e la propria fauna.

Inoltre, non essendo presente nello Sri Lanka un impollinatore naturale per la palma da olio, quest’ultimo è stato introdotto dall’uomo in un habitat che non gli apparteneva, andando a creare così un impatto ancora più negativo sull’ambiente originale. Ovviamente non tutti hanno preso bene questa notizia, la Malesia ed anche la Palm Oil Industry Association hanno deciso di contestare e di chiedere ricorso contro questa sentenza, che blocca il commercio dell’olio di palma nello Sri Lanka.

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Cosa ne pensa l’autore
Rosa Tea Di Sclafani

Rosa Tea Di Sclafani - Tra le contestazioni messe in moto dalle aziende di olio di palma contro il governo dello Sri Lanka e le ricerche scientifiche sulle quali si basa questa rivoluzionaria sentenza, c'e la giustificazione che il problema idrico del Paese non è dato dalle coltivazioni di palme ma dai cambiamenti climatici. Ma si tratta di controsenso, poiché i cambiamenti ambientali, geomorfologici e climatici sono dati anche dalle coltivazioni intensive. A mio avviso, sia per l'ambiente che a livello sociale, questa è una giusta sentenza.

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