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Pronto il “sarcofago” che sigilla il reattore di Chernobyl

Dopo 16 anni di lavori è stato finalmente inaugurato il “New Safe Confinement”, un gigantesco hangar che ricoprirà il reattore oggetto del più grave disastro nucleare della storia. Il costo della struttura è pari a 2 miliardi di euro.

Ambiente
Pubblicato il 3 dicembre 2016, alle ore 15:11

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Pronto il “sarcofago” che sigilla il reattore di Chernobyl

Sono trascorsi 30 anni dal più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare. Era il 26 aprile 1986 quando una spaventosa esplosione interessò il quarto reattore della centrale nucleare di Chernobyl, città dell’Ucraina al confine con la Bielorussia.

Oltre a scoperchiare la struttura, l’evento proiettò nell’atmosfera una pericolosa nube di materiale radioattivo. Ben presto i venti trasportarono queste sostanze verso occidente, suscitando non poche apprensioni tra i cittadini dei vari paesi europei.

Per porre rimedio alla gravità della situazione, subito dopo aver domato l’incendio le autorità organizzarono una squadra di liquidatori. Sulle loro spalle ricadeva il gravoso compito di decontaminare la struttura e le zone circostanti. Non da ultimo fu a loro affidata la costruzione di un sarcofago: fu questa la soluzione scelta dai tecnici per isolare il reattore esploso.

Utilizzando il cemento, l’acciaio e le stesse macerie contaminate dall’esplosione, il sarcofago venne ultimato nel giro di qualche mese. Nonostante l’eroico sforzo dei liquidatori, la povertà dei materiali e la poco efficace progettazione determinarono l’insorgere di diverse crepe nella struttura. Il sarcofago, in questi decenni, ha visto aumentare a dismisura il numero delle falle e delle fessure; la comunità internazionale non poteva rimanere impassibile, ed è quindi intervenuta per riportare in sicurezza le rovine della centrale.

Tra le varie soluzioni ipotizzate, la scelta dei tecnici e delle autorità si è orientata verso l’installazione di un nuovo sarcofago. La sua realizzazione ha richiesto quasi 16 anni di lavori, con diversi ritardi provocati dalla difficile situazione politica del Paese. La nuova struttura ideata ha preso il nome di “New Safe Confinement” e sarà in grado di isolare il reattore per circa 100 anni. Quello che ha tutto l’aspetto di un enorme hangar, è il frutto di una lunga serie di donazioni a cui hanno partecipato 40 Paesi tra cui anche l’Italia.

L’immane struttura a forma di arco è stata fatta scorrere sul vecchio sarcofago, sigillando di fatto l’intero reattore. I numeri di NSC sono da record: è costato qualcosa come 2 miliardi di euro ed ha un peso di circa 36 mila tonnellate. Ad oggi rappresenta la struttura mobile più grande mai costruita dall’uomo.

L’attuale presidente ucraino Petro Poroshenko ha commentato l’inaugurazione del NSC con il seguente breve discorso: ”Lasciamo che tutti possano ammirare ciò che l’Ucraina e il mondo possono fare quando sono uniti, come siamo in grado di proteggere il mondo dalle contaminazioni e dalle minacce nucleari”.

Grazie a NSC, nei prossimi anni si potranno rimuovere le oltre 200 tonnellate di macerie radioattive rimaste nel reattore. L’operazione non è delle più semplici: il livello di radioattività è tale da poter uccidere un uomo nel giro di pochi minuti. Anche i robot per poter operare necessitano delle adeguate schermature contro le radiazioni.

Per queste motivazioni sono in molti a credere che al momento non si disponga della tecnologia adatta per procedere alla rimozione di questi detriti. Ad ogni modo qualora NSC dovesse isolare la struttura così come da progetto, si avrebbe davanti un secolo di tempo per poter sviluppare la tecnologia necessaria per poter bonificare la struttura.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - A trent’anni di distanza dal più grave disastro nucleare della storia, Chernobyl continua ancora a suscitare grande terrore tra la gente. Il primo sarcofago che cercò di isolare il reattore venne realizzato in condizioni precarie. Non fu quindi un caso che incominciò presto a fessurarsi. Il nuovo sarcofago si spera abbia maggior fortuna, anche perché al momento alternative non esistono. L’unica soluzione è cercare di bloccare tutto così com’è, sperando che in futuro si abbiano tecnologie e strumenti adatti per porre rimedio al disastro. In altri termini, bisogna aspettare e incrociare le dita, sperando di trovare un soluzione migliore. E pensare che la sera del disastro, i dipendenti della centrale volevano solo portare a termine un banale esperimento…

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