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Più di 800 specie aliene trovate nel Mediterraneo

Quest'anno il numero delle specie aliene segnalate nel mar Mediterraneo ha superato gli 800 esemplari, tra pesci, molluschi ed alghe non originarie dei nostri mari ma avvistate nel nostro mare.

Ambiente
Pubblicato il 13 settembre 2017, alle ore 21:27

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Più di 800 specie aliene trovate nel Mediterraneo
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Quest’anno nel nostro splendido mar Mediterraneo sono state avvistate e segnalate nuove specie aliene portando il numero delle nuove invasioni ad oltre 800, stima triplicata dal 1980 ad oggi, di cui circa 600 specie sono già riuscite a stabilizzarsi e riprodursi.

Cos’è una specie aliena? È una specie animale o vegetale estranea all’ambiente in cui viene trovata e che spesso riesce ad adattarsi e colonizzare il nuovo ambiente creando competizione con le specie alloctone.

Queste nuove specie arrivano nei nostri mari per vari motivi, quali: cambiamenti climatici, correnti oceaniche, variazioni di salinità ed acidità dei mari ma soprattutto e molto spesso a causa dell’uomo che le introduce volutamente (per fini produttivi/commerciali) o accidentalmente (tramite la creazione di nuovi canali e collegamenti marini).

Le attuali stime sono davvero preoccupanti poiché le nuove specie che riescono ad attecchire nel nuovo ambiente disturbano gli equilibri ecologici già presenti, possono risultare voraci predatori o addirittura specie tossiche, quindi molto dannosi per gli habitat e le specie del mediterraneo.

Di queste 800 specie, 42 sono pesci e tra questi i più pericolosi risultano essere le tre seguenti specie che andiamo a descrivere.

Il pesce scorpione (Pterois miles), originario del Mar Rosso e arrivato a noi attraverso il canale di Suez. Questo pesce è molto velenoso e quindi risulta potenzialmente dannoso anche per l’uomo, inoltre, non riscontrando qui predatori naturali, riesce a riprodursi molto velocemente.

Il pesce palla (Lagocephalus sceleratus) originario del Pacifico ed anch’esso estremamente velenoso; sono stati già segnalati casi di avvelenamento alimentare e addirittura morte nei paesi del nord Africa e in Grecia a causa di questo pesce.

L’ultimo avvistamento, infine, riguarda una specie indopacifica di pesce pappagallo (Chlorurus rhakoura) arrivata nel Mediterraneo tramite le acque di zavorra delle navi. Il pesce in questione è stato pescato vicino Siracusa e venduto addirittura al mercato ittico. La specie, dopo essere stata studiata, è risultata essere una rara specie scoperta appena 20 anni fa in Oceania.

Visto il preoccupante stato del nostro mare dall’8 Settembre è entrata in vigore la convenzione Imo (Organizzazione Internazionale Marittima) la quale prevede controlli e misure più rigide sul trattamento delle acque di zavorra, ma ciò non è sufficiente, denuncia la presidente della Legambiente Rossella Muroni: lo stato non fa abbastanza, mancano in Italia strategie ecologiche ed ambientali di protezione e conservazione ambientale. Bisogna informare e sensibilizzare la popolazione ed attuare piani concreti di gestione ambientale marina.

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Cosa ne pensa l’autore
Rosa Tea Di Sclafani

Rosa Tea Di Sclafani - La questione non è da prendere alla leggera, le invasioni di nuove specie risultano molto dannose per l'ambiente e le specie invase (anche se soltanto una piccola percentuale delle specie che arrivano riescono poi ad adattarsi e riprodursi). Queste invasioni molto spesso hanno portato alla distruzione di interi habitat o alla scomparsa ed estinzione di molte altre specie. Anche in questo caso la colpa è principalmente dell'uomo e si può parlare di stupidità umana quando l'uomo introduce volontariamente nuove specie perché si adattano meglio al mercato o si accrescono più velocemente dimezzando i tempi di allevamento-coltura.

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