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Negli ultimi 25 anni l’Antartide ha perso 3.000 miliardi di tonnellate di ghiaccio

Lo scioglimento dei ghiacci non è una futura eventualità, ma un processo già in atto. A sostenerlo sono le risultanze di uno studio condotto da un gruppo internazionale di 84 scienziati. I numeri da loro presentati sono davvero preoccupanti.

Ambiente
Pubblicato il 14 giugno 2018, alle ore 16:07

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Negli ultimi 25 anni l’Antartide ha perso 3.000 miliardi di tonnellate di ghiaccio

L’Antartide si sta sciogliendo come neve al sole. Tra il 1992 e il 2017 il continente ha perso qualcosa come 3.000 miliardi di tonnellate di ghiacci, contribuendo ad aumentare il livello medio dei mari e degli oceani di 7,6 millimetri.

Ritenerlo un valore del tutto trascurabile sarebbe un errore madornale. Anche pochissimi centimetri possono cambiare gli equilibri naturali delle zone in cui le coste risultano più basse, o dove sono più esposte al fenomeno delle maree. Se poi si considera che i due quinti di questa massa dissolta sono ascrivibili agli ultimi cinque anni, a quel punto non si può che iniziare seriamente a preoccuparsi.

A far scattare l’allarme è stato un team internazionale di 84 scienziati, che ha analizzato 150 diverse rilevazioni antartiche, condotte per lo più via satellite. Lo studio apparso anche sulla rivista Nature, è ad oggi considerato il più completo finora mai portato a termine.

Con le loro conclusioni, i ricercatori hanno smentito coloro che ritenevano che il processo di scioglimento dei ghiacci al Polo Sud fosse inferiore di quello registrato nell’Artico. I calcoli arrivano infatti a sostenere che la perdita media nel periodo compreso tra il 2012 e il 2017 è triplicata rispetto a quanto rilevato prima del 2012.

Il maggior scioglimento si è registrato in prossimità della Penisola Antartica che si protende verso il Sudamerica, e lungo la costa occidentale della calotta glaciale artica. In queste zone il ritiro delle masse di ghiaccio è causato dalle temperature più alte, e dalle correnti marine più calde. Come se non bastasse, per gli scienziati queste zone sono fondamentali per isolare il resto del continente. Privato di questa barriera, l’Antartide rischierebbe di perdere la sua integrità, determinando delle conseguenze potenzialmente catastrofiche.

Ad ogni modo ad oggi esiste ancora la possibilità di scongiurare le ipotesi più pessimistiche, ma è necessario che nei prossimi 20 anni vengano messi in atto tutti i provvedimenti necessari per frenare il riscaldamento globale. Se così non fosse, lo scioglimento dell’intero Polo Sud potrebbe arrivare a determinare l’innalzamento dei mari di circa 58 metri: per l’umanità sarebbe davvero l’apocalisse.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Le ricerche degli scienziati in fatto di riscaldamento globale continuano a destare molte preoccupazioni. Il problema è che il trend degli ultimi anni non accenna a diminuire, anzi, accelera a ritmi sempre più alti. Fino a quando i governi non decideranno di superare le loro divergenze e ottusità, difficilmente si riuscirà a rimediare a quello che si delinea come un guaio di proporzioni bibliche.

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