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Negli ultimi 10 anni è decuplicato il numero delle meduse sulle coste italiane

Il cambiamento climatico sta modificando anche l’ecosistema marino italiano. Una delle conseguenze è l’aumento della presenza delle meduse, decuplicate rispetto a 10 anni fa. Alcune specie provengono anche dalle zone tropicali e sub tropicali.

Ambiente
Pubblicato il 23 maggio 2018, alle ore 14:28

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Negli ultimi 10 anni è decuplicato il numero delle meduse sulle coste italiane

A mettere a dura prova in nostri mari non c’è solo la plastica e più in generale l’inquinamento. Esiste anche un altro elemento che non deve essere affatto sottovalutato, rappresentato dalle meduse. Sulle coste italiane la loro presenza ha conosciuto un incremento esponenziale: negli ultimi 10 anni sarebbero addirittura decuplicate, andando così a creare un problema non da poco all’intero ecosistema marino.

Così come fatto presente da Angela Santucci, biologa marina e ricercatrice presso l’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Lesina (Foggia), le meduse sono degli animali tanto misteriosi quanto affascinanti. La maggior parte è per lo più innocua, ma per i bagnanti rappresentano spesso una seccatura da cui tenersi ben alla larga.

In verità le meduse nostrane sono temute soprattutto per le loro fastidiosissime punture, che nella stragrande maggioranza dei casi si concludono con un bruciore che passa nel giro di poco tempo. A destare però maggiore preoccupazione sono le meduse tropicali o sub tropicali, arrivate nei nostri mari attraverso il canale di Suez.

L’innalzamento delle temperature e la presenza di canali che mettono in collegamento mari e oceani, ha reso più agevole lo spostamento di questi animali gelatinosi, che oltre ad essere più pericolosi, a seconda dei casi possono anche provocare la morte. È questo il caso della Caravella Portoghese, un animale scambiato per medusa, pur essendo in verità un invertebrato marino. I suoi tentacoli sono ricchi di un veleno mortale per l’uomo. Stesso dicasi per l’elevato effetto urticante della Medusa Nomade. Entrambe le specie sono state avvistate sia in Sicilia che in Sardegna.

Ad ogni modo esistono anche altri animali similari, che pur non essendo pericolosi per l’uomo, sono però in grado di scombussolare gli equilibri degli ecosistemi marini. Un esempio è la Salpa Maxima, specie che invadendo i fondali sottomarini è in grado di sottrarre il nutrimento ai piccoli pesci. A risentirne della loro presenza è per forza di cose anche la pesca, già afflitta dal problema del depauperamento delle popolazioni dei grandi pesci predatori. Tutto ciò crea inevitabilmente i presupposti affinché meduse e specie gelatinose trovino le condizioni ideali per riprodursi e colonizzare ulteriormente i nostri mari.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - La diffusione delle meduse nei nostri mari deve essere inteso come il lato negativo di un mondo che cambia. Negli ultimi 200 anni le attività dell’uomo hanno compromesso gli equilibri che la natura ha raggiunto in milioni di anni. Questi segnali non vanno sottovalutati, ma devono spronare chi di dovere a prendere dei provvedimenti idonei ad invertire la tendenza.

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