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L’inquinamento modifica l’ambiente e gli animali cercano riparo altrove con conseguenze disastrose

Conseguenza dell'inquinamento è il cambiamento che sta avendo il nostro pianeta e quindi gli habitat naturali di molti animali cambiano facendo tantissime vittime e costringendo quelli rimanenti a migrare in posti nuovi o a soccombere nel loro habitat stesso.

Ambiente
Pubblicato il 27 agosto 2019, alle ore 18:19

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L’inquinamento modifica l’ambiente e gli animali cercano riparo altrove con conseguenze disastrose

Isabella Pratesi direttrice ed esponente della conservazione WWF Italia ragiona sulla situazione attuale, e sui dati allarmanti che si registrano man mano che il tempo passa.

Popolazione di Vertebrati in calo di un 60% in soli 50 anni, una vera e propria catastrofe a livello globale avvenuta in un tempo realmente piccolo se si considera che livelli simili prima accadevano in milioni di anni, e il problema è il surriscaldamento del pianeta con l’uomo come primo responsabile e portavoce del problema. Gli oceani e i mari sono i primi a risentire dell’aumento delle temperature dando il via ad una serie di problemi a catena, molte specie sono costrette a migrare in cerca di posti più simili a quelli dove hanno vissuto fino ad ora e altre specie invece non riescono ad adattarsi o a spostarsi e quindi vanno incontro a morte certa ed estinzione precoce, il tutto all’interno di quello che dovrebbe essere il loro habitat, ma che ormai è cambiato.

Come esempio in questo articolo andremo a prendere alcune delle specie simbolo del cambiamento in atto e che si trovano in serie difficoltà e che rischiano il peggio giorno dopo giorno se le cose non prenderanno una piega diversa.

Orsi Polari: innegabili le immagini che da un po’ di tempo li ritraggono in foto scheletrici e disorientati dal contesto in cui si trovano, purtoppo quelle immagini sono vere e non dei fotomontaggi che molti speravano. Lo scioglimento dei ghiacci fa si che si riduca la superficie di habitat e di caccia dell’orso polare e quindi per trovare del cibo spesso sono costretti a percorrere lunghe tratte a nuoto, spesso anche con i cuccioli che non sempre sopravvivono e in altri casi, mossi dalla fame, si avventurano nelle aree abitate e vengono uccisi.

Beluga: è un cetaceo bianco della famiglia dei Monodontidi, presente in Alaska, Groenlandia, Canada e Russia, il suo problema nasce nel surriscaldamento dei mari dove vive con una migrazione realmente anomala da parte delle Orche che non si erano mai spinte così a Nord e quindi sono finiti nel mirino di questi mammiferi molto più grandi di loro. Per evitare la brutta fine a seguito di questo insedimaneto i Beluga cercano di fuggire ancora più a Nord, ma con l’aumento sempre maggiore del riscaldamento delle acque non si esclude che il problema si ripresenti in un futuro non troppo lontano.

Ermellino: questo povero mammifero è tristemente uno dei simboli del cambiamento climatico che è in atto, questo animale ha la particolarità di adattarsi in base alla stagione calda e alla stagione fredda con il suo manto che cambia colore. Durante l’inverno ha una pellicica bianca che gli permette di mimetizzarsi nella neve per sfuggire ai suoi predatori e durante la stagione calda il suo manto diventa di un colore bruno. Loscioglimento dei ghiacci ha sorpreso questo animale che si è ritrovato con il manto bianco perchè periodo invernale, ma con l’ambiente intorno a se che non rispecchia più la stagione effettiva e quindi esposto a tutti i cacciatori del caso, cerca disperatamente di spostarsi in luoghi freddi e il viaggio è pericoloso, perchè disseminato di predatori e il cambio precoce del suo manto sarebbe un cambio genetico, un adattamento, che richiede anni che questo povero animale non ha.

Krill: un gamberetto che si trova nei mari dell’Antartide, a seguito del surriscaldamento delle acque si riscontra una forte riduzione della specie, essendo questo animale alla base della catena alimentare per cetacei, pinguini e foche, con un effetto domino si rilevano diminuzione della massa grassa di questi animali che se ne cibano.

Balia nera olandese: il problema del surriscaldamento globale porta degli sfasamenti climatici soprattuto alle stagioni, creando una serie di problemi a catena per gli uccelli migratori come la Balia nera, che nel momento in cui migra dall’Africa al Nord Europa al suo arrivo non trova gli insetti e le larve di cui si ciba, perchè già cacciati da predatori del posto e questo ha portato dal 1987 ad oggi una riduzione della specie del 90%

Stambecco: anche questo magnifico animale simbolo Italiano è in serio pericolo, si stima una possibilità di vita dei cuccioli del solo 25%, dimezzata in confronto a pochi decenni fa, i ritmi naturali modificati di questo periodo fanno si che alla nascita ci sia molta meno vegetazione disponibile e quindi hanno il problema di scarsa alimentazione, la popolazione del Parco del Gran Paradiso ha avuto in questi ultimi anni un fortissimo calo della specie.

Ghepardi: un animale stupendo ed il più veloce dei mammiferi sta soccombendo e sparendo in tutta l’Africa, questo animale è abituato a vivere in luoghi caldi, le alte temperature registrate, spropositate in posti già notoriamente caldi, stanno abbassando la fertilità di questo mammifero e quindi accelerando la sua precoce sparizione.

Leopardo delle nevi: animale a dir poco stupendo e che ha vissuto indisturbato nelle montagne tra Afghanistan, Pakistan e Bhutan, zone notoriamente fredde e con ghiacciai, che oggi si sono sciolti dando accesso all’uomo in quei territori prima popolati solo da questo felino, portandone un grosso sterminio per mano nostra per appropiarsi di quei nuovi luoghi e ora sono anche stati avviati nuovi studi per l’estrazione di petrolio in quei posti, determinando la sua fine in breve tempo.

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Cosa ne pensa l’autore
Alessio Attardi

Alessio Attardi - Spaventoso, queste sono solo 8 delle tantissime specie che hanno a che fare con i cambiamenti climatici che tutti stiamo vivendo, e queste 8 specie influenzano a loro volta altre specie con un effetto domino che rende la cosa ancora più inquietante. Bisogna realmente prendere in mano la situazione e iniziare a mettere un freno a questa distruzione, perchè noi non siamo esenti da tutto questo, siamo in primo luogo i principali fautori di acceleramento e successivamente siamo vittime di noi stessi, chiaramente ci vogliono più fatti e meno parole da parte di tutti.

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