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L’inquinamento atmosferico era già conosciuto al tempo degli antichi romani

Tracce di piombo ed antimonio scoperte sulle Alpi francesi hanno svelato l’esistenza di un non trascurabile inquinamento atmosferico ben prima dell’avvento della rivoluzione industriale. A determinarlo furono i romani, ecco in che modo.

Ambiente
Pubblicato il 14 maggio 2019, alle ore 22:10

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L’inquinamento atmosferico era già conosciuto al tempo degli antichi romani

Quando si parla di smog, di gas serra e di inquinamento, spesso si riconduce il fenomeno agli ultimi due secoli, quando l’attività dell’uomo si è radicalmente trasformata in ragione dei principi della rivoluzione industriale. Sulla base di queste premesse, si è tenuti a ritenere che prima di questa svolta epocale l’umanità non sapesse nemmeno cosa fosse l’inquinamento atmosferico. Chi dovesse giungere a questa conclusione commetterebbe, però, un errore grossolano.

Stando alle risultanze di uno studio condotto dal Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica Francese (Cnrs), documentate per mezzo di un articolo apparso sulla rivista Geophysical Research Letters, si può infatti evincere che l’inquinamento era già presente all’epoca degli antichi romani. Per arrivare a questa conclusione sono stati studiati i residui di metalli pesanti presenti sulle alpi francesi.

Studiando i ghiacci del Col du Dôme sono state rinvenute tracce di piombo e antimonio, materiali che venivano estratti per produrre tubature idrauliche e monete d’argento. I carotaggi, con tanto di datazione con la tecnica del carbonio 14, hanno dimostrato una maggior concentrazione di questi composti nei periodi di maggior prosperità economica, ovvero durante il periodo repubblicano compreso tra il 350 e il 100 a.C., oltre che nel periodo imperiale intercorso tra l’anno zero e il 200 d.C.

I ricercatori, guidati da Susanne Preunkert, hanno giustificato questo accumulo di sostanze in ragione dell’attività mineraria ed estrattiva, necessaria per separare il piombo dagli altri metalli. Un esempio è rappresentato dall’argento, che per essere purificato dal piombo doveva essere riscaldato fino a 1.200 gradi centigradi. In questo processo, nell’atmosfera venivano rilasciate ingenti quantità di metalli pesanti che raggiungevano i ghiacci, che li hanno conservati sino ad oggi.

Si è così scoperto che già al tempo degli antichi romani il livello di piombo era più alto di 10 volte rispetto ai livelli naturali, mentre nella seconda metà del XX secolo, nel boom delle auto alimentate a benzina senza piombo, i livelli sono stati compresi tra 50 e 100 volte quelli naturali. C’è quindi da concludere che anche i romani inquinavano, anche se ad un livello da cinque a dieci volte inferiore rispetto gli standard moderni.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Purtroppo l’attività dell’uomo crea per forza di cose inquinamento. Dalla sola scoperta del fuoco, accenderlo per cucinare o riscaldarsi immetteva nell’atmosfera delle sostanze nocive. Un tempo però tutto ciò aveva un minimo impatto sull'ambiente e sull'atmosfera, oggi invece i livelli stanno diventando pressoché insostenibili, facendoci arrivare sempre più velocemente al punto di non ritorno.

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