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Lego ha difficoltà a trovare l’alternativa ecologica per i suoi mattoncini di plastica

Alla Lego stanno studiando come produrre mattoncini utilizzando plastiche di origine vegetale. L’obiettivo non è dei più semplici, non a caso l’attività di sviluppo degli ultimi sette anni si sta costantemente scontrando con diversi inconvenienti.

Ambiente
Pubblicato il 21 giugno 2019, alle ore 01:13

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Lego ha difficoltà a trovare l’alternativa ecologica per i suoi mattoncini di plastica

L’attenzione all’impatto ambientale è sempre più un tema fondamentale di cui ogni grande industria deve tener conto. Al giorno d’oggi è innegabile che chi investe in processi produttivi eco-friendly, oltre a diminuire le emissioni inquinanti, ha anche un notevole ritorno d’immagine.

Sotto questo punto di vista, la plastica è uno dei materiali più bersagliati da chi ha cuore la salute del nostro pianeta. Le sua spiccata versatilità lo rende idoneo ad ogni tipo di utilizzo, peccato solamente che troppo spesso non venga smaltito e riciclato in maniera corretta, contribuendo ad aggravare il sempre più preoccupante dissesto ecologico.

In questo contesto, anche in casa Lego hanno cercato di trovare una soluzione al massiccio impiego di plastica, indispensabile per la creazione dei celebri mattoncini. La variante vegetale ricavata dalla canna da zucchero è stata finora introdotta solo per la creazione di alcuni pezzi secondari come alberi, cespugli e foglie. A fronte di questo sforzo sicuramente pregevole, la maggior parte dei 50 miliardi di mattoncini creati annualmente continua ad essere prodotto ricorrendo alla plastica tradizionale.

Per questa motivazione, nel 2012 il colosso danese si è impegnato a trovare dei materiali alternativi e soprattutto meno nocivi per l’ambiente. Per farlo ha lanciato un piano di investimenti per 150 milioni di dollari, imponendosi come obiettivo il 2030, anno in cui la plastica dovrà essere sostituita con delle alternative sostenibili.

Ma in sette anni di ricerche con 200 tipi di materiali diversi, i risultati non sono stati del tutto incoraggianti. Tim Guy Brooks, capo del dipartimento che si occupa della sostenibilità ambientale del gruppo Lego, ha dovuto ammettere di trovarsi di fronte ad un rompicapo. “È un po’ come andare sulla Luna“, sono state le parole da lui utilizzate per sintetizzare il problema.

Non a caso il materiale che si sta cercando deve avere delle caratteristiche molto particolari. In altre parole i mattoncini realizzati con questo ipotetico composto devono incastrarsi alla perfezione, ma allo stesso tempo devono separarsi senza sforzo. Non possono quindi deformarsi, ma resistere alle diverse temperature così come il colore, che non può sbiadirsi o cambiare con il tempo.

Sulla base dell’esperienza acquisita, alla Lego hanno capito che se si vuole raggiungere dei risultati apprezzabili la strada percorribile deve passare necessariamente dalla creazione di alleanze con altri grandi marchi come Nestlé, Procter & Gamble e McDonald’s. Si è infatti giunti alla conclusione che solo unendo le forze e il know-how acquisito si avrà modo di raggiungere una soluzione più efficiente e rispettosa dell’ambiente, oltre che economica dal punto di vista produttivo.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - In effetti la Lego ha una certa reputazione da mantenere. I suoi mattoncini sono una vera garanzia, basti pensare che i processi produttivi generano uno scarto di circa 18 pezzi ogni milione di mattoncini prodotti. Ma oltre alla qualità, anche l’anima verde ha la sua importanza. Da qui se non se ne viene a capo da soli, ben venga allearsi con altri player del mercato.

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