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L’Agenzia Europea per l’Ambiente: un decesso ogni otto è legato all’inquinamento

La pandemia da Coronavirus ha insegnato che è sbagliato sottovalutare lo stretto legame tra ambiente e salute. A sancirlo è l’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea), aggiungendo che nei Paesi dell’Unione l’inquinamento causa 630mila decessi ogni anno.

Ambiente
Pubblicato il 10 settembre 2020, alle ore 17:29

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L’Agenzia Europea per l’Ambiente: un decesso ogni otto è legato all’inquinamento

Il 13% di tutti i decessi registrati all’interno dell’Unione Europea è attribuibile all’inquinamento. A dichiararlo è l’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea) per mezzo di un rapporto che alla luce degli effetti dell’attuale crisi sanitaria, evidenzia un sempre più stretto legame tra due fattori chiave come ambiente e salute.

Sulla base degli ultimi dati disponibili che si riferiscono al 2012, l’Agenzia fa presente che nei 27 Paesi dell’UE e nel Regno Unito, il dissesto ambientale ha comportato la morte prematura di 630mila persone. Con 400mila decessi, la minaccia più grave continua ad essere rappresentata dalla qualità dell’aria respirata, ma da non sottovalutare è anche l’inquinamento acustico e i drammatici effetti del cambiamento climatico.

A risentirne di più sono le popolazioni meno abbienti, specie se residenti in zone più esposte alle ondate di calore o di freddo estremo. A registrare i dati più preoccupanti sono i paesi dell’Europa Orientale e in primo luogo la Romania, dove un decesso ogni cinque è legato all’ambiente. In questa graduatoria, a svettare sono Svezia e Danimarca, realtà dove l’inquinamento è invece causa di un decesso ogni dieci.

Dal rapporto si evince altresì che smog e dissesto ambientale determinano una serie di patologie, in primo luogo tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie. Nella lunga lista figurano anche altre patologie non certo di poco conto come Alzheimer, diabete, malattie renali, ipertensione e non da ultimo l’asma. L’unico dato invece positivo sarebbe riconducibile alla qualità dell’acqua in oltre l’85% delle zone di balneazione; inoltre il 74% dell’acqua potabile nelle aree sotterranee, continua ad essere caratterizzata da un “buono stato chimico“.

Per far fronte a questa problematica sempre più drammatica e sotto gli occhi di tutti, l’Agenzia reputa necessaria la riduzione della circolazione delle auto, associata ad un minor consumo di carne e di combustibili fossili. Di conseguenza è anche necessario dare più spazio alle aree verdi, luoghi dove incentivare la socialità e l’esercizio fisico.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - L’uomo del XXI secolo deve rendersi conto che non può continuare a vivere dando per scontato che le risorse presenti sulla Terra siano inesauribili. Manca un’educazione ecologica che probabilmente farebbe cambiare le abitudini verso stili di vita più virtuosi e sostenibili. L’umanità è chiamata a fare un grande passo, un inevitabile cambio di rotta, sempre più indispensabile per evitare di trovarsi un giorno di fronte ad un disastro irrecuperabile.

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