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L’acqua contaminata di Fukushima verrà riversata in mare

Il Giappone sta valutando l'idea di smaltire l'acqua contaminata di Fukushima riversandola nel Pacifico. Sembra essere l'unica soluzione possibile e si stanno stimando i danni che si avranno sull'ambiente e sulla salute dell'uomo.

Ambiente
Pubblicato il 17 settembre 2019, alle ore 09:35

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L’acqua contaminata di Fukushima verrà riversata in mare

 Nel 2011 un terremoto e uno tsunami investirono la centrale nucleare di Fukushima ( in Giappone), durante queste calamità, i reattori smisero di funzionare ed iniziarono a surriscaldarsi a causa di un sistema di sicurezza che non funzionò. Per evitare un disastro nucleare, si utilizzò l’acqua per raffreddarli, la quale però si contaminò con i vapori prodotti dai reattori. Successivamente anche l’acqua proveniente dalle falde acquifere penetrò nei reattori e si contaminò anch’essa venendo a contatto con gli isotopi nucleari.

L’azienda giapponese chiamata Tepco gestisce l’impianto di Fukushima. La Tepco decise di stoccare l’acqua contaminata all’interno di grandi serbatoi, ma l’acqua proveniente dalle falde acquifere continua ad aumentare. Si stima che nel 2022 non ci sarà più spazio per contenere tutto il liquido nei serbatoi.

Il ministro giapponese dell’ambiente Yoshiaki Harada afferma che l’unica soluzione possibile per smaltire l’acqua sia riversarla nel Pacifico. Il governo prima di prendere decisioni sta effettuando degli studi per capire la ripercursione che questo gesto avrà sull’ambiente. Lo smaltimento teoricamente non avrà ripercussioni sulla salute dell’uomo, poichè l’acqua è contaminata da una sostanza detta trizio che l’uomo può tollerare, ma la Corea Del Sud teme ripercussioni per la flora marina e chiede spiegazioni e studi approfonditi.

Hiroshi Miyano ( respondabile dello smaltimento dell’acqua contaminata) stima che saranno necessari 17 anni per completare lo smaltimento, questo perchè avverrà in fasi separate. Altre ipotesi prese in considerazioni sono: la vaporizzazioe dell’acqua o il suo deposito intorno al territorio dell’impianto poichè verrà abbandonato.

Greenpeace non è d’accordo con il riversamento del liquido in mare affermando che il mare non è una discarica e consigliando di continuare a stoccare il liquido contaminato e continare dli studi per estrarre il trizio dall’acqua. Secondo Greenpeace, il problema principale sarebbero i soldi da mettere a disposizione, poichè, sono stati proposti ulteriori trattamenti che verrebbero a costare più di un miliardo di dollari.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Venditti

Chiara Venditti - L'uomo sta distruggendo l'ambiente e continua a credere che l'intero pianeta sia una discarica da sfruttare. Non tutti hanno capito che ci rimane poco da vivere su un pianeta che si sta ribellando, tutti i gesti che facciamo anche i più piccoli li ritroviamo in ciò che mangiamo e beviamo. Basta pensare che la plastica mangiata dai pesci la ritroviamo sulle nostre tavole sotto forma di microplastiche non visibili ad occhio nudo. Io ci penserei due volte prima di fare qualunque piccolo gesto che può nuocere all'ambiente.

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