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Inquinamento, trovate microplastiche anche sulla cima dell’Everest

Anche sul tetto del mondo è presente un’apprezzabile quantità di microplastiche. A sostenerlo è la dottoressa Imogen Napper, esploratrice della National Geographic e ricercatrice dell’Università di Plymouth.

Ambiente
Pubblicato il 25 novembre 2020, alle ore 14:21

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Inquinamento, trovate microplastiche anche sulla cima dell’Everest

Se negli ultimi decenni diminuisce la superficie dei ghiacciai dell’Everest, ad aumentare sono invece i depositi di microplastiche ivi presenti. Ad annunciarlo è la dottoressa Imogen Napper, esploratrice della National Geographic e ricercatrice dell’università inglese di Plymouth.

Pur essendo considerato un luogo remoto e incontaminato, anche il tetto del mondo non può considerarsi immune all’inquinamento. Come individuato all’interno di alcuni campioni prelevati nella primavera del 2019 tra le nevi e i ruscelli posti ad un’altezza di 8440 metri sul livello del mare, anche sull’Everest sono presenti “quantità significative di fibre di poliestere, acrilico, nylon e polipropilene”.

Questo genere di rifiuti, avendo dimensioni infinitesimali, viene trasportato con notevole facilità grazie all’azione dei venti. Le minuscole particelle possono quindi percorrere enormi distanze, colonizzando aree in cui nessuno si immaginerebbe di trovarle; non essendo però visibili ad occhio nudo, una volta depositate su nevi e ghiacciai sono difficili da individuare e rimuovere.

Oltre ad una significativa quantità di oggetti abbandonati nel corso dei decenni dagli esploratori, le  microplastiche sull’Everest rappresentano una forma di inquinamento da record: mai fino ad oggi erano state rilevate tracce di contaminazione a delle altezze così elevate. Dopo aver trovato microplastiche persino negli abissi degli oceani, questa ulteriore scoperta lascia indurre che i rifiuti abbiano ormai colonizzato ogni angolo del nostro pianeta.

Alla luce di questa notizia, la dottoressa Napper non ha nascosto tutta la propria inquietudine per un fenomeno che in avvenire è inesorabilmente destinato ad aggravarsi. Con un comunicato stampa, è stata lei stessa a dover mestamente ribadire che “sapere che stiamo inquinando la cima della montagna più alta del mondo, è una vera rivelazione”. Per ridurre la concentrazione di sostanze inquinanti presenti sul tetto del nostro pianeta, gli esperti hanno affermato che un primo passo sarebbe quello di produrre indumenti, corde e tende per arrampicatori e alpinisti che disperdano nell’ambiente un minor numero di fibre inquinanti.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Con questa triste notizia possiamo concludere che per i rifiuti non esistono più zone off limits. L’uomo con le sue attività ha riempito di immondizia l’ambiente e non va meglio nemmeno intorno all’orbita terreste, tappezzato di rifiuti spaziali. Se non si adotteranno le dovute contromisure, presto saremo costretti a vivere in un pianeta inospitale.

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