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Il riscaldamento globale restituisce i corpi di coloro che hanno cercato di scalare l’Everest

Il global warming sta sciogliendo la neve e i ghiacci in cui sono rimasti intrappolati tutti coloro che hanno cercato di scalare l’Everest. I corpi di alcuni scalatori risalgono anche ad un secolo fa.

Ambiente
Pubblicato il 28 marzo 2019, alle ore 21:22

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Il riscaldamento globale restituisce i corpi di coloro che hanno cercato di scalare l’Everest

Tra le tante conseguenze legate ai cambiamenti climatici, il global warming è sicuramente una di quelle che mette più in apprensione la comunità scientifica. A conferma di ciò, solo qualche mese fa uno studio apparso su Proceedings of the National Academy of Sciences aveva rivelato come tra il 1979 e 2017 lo scioglimento dei ghiacci dell’Antartide fosse aumentato di ben sei volte.

Ma questo fenomeno sempre più preoccupante permette allo stesso tempo di riportare alla luce tutto quello che neve e ghiaccio hanno inghiottito e custodito per lungo tempo. È questo il caso dei numerosi alpinisti che hanno infruttuosamente cercato di raggiungere la cima dell’Everest, che con i suoi 8.848 metri sul livello del mare è in assoluto la montagna più alta del mondo.

Stando alle statistiche, ad oggi non meno di 4.800 scalatori si sono avventurati nell’impresa e circa 300 non hanno mai fatto ritorno, rimanendo intrappolati sotto una spessa coltre di neve e ghiaccio. Ora che il riscaldamento globale si fa sempre più sentire, la montagna riporta alla luce i loro cadaveri. E ad essere visibili ad occhio nudo non sono solo gli alpinisti morti negli ultimi anni, ma anche quelli scomparsi da decenni.

Le operazioni di recupero dei corpi, indifferentemente se condotte sul versante cinese o nepalese, hanno però un costo molto elevato, stimato tra i 40 e gli 80mila dollari. Oltre ad essere rischioso, il rientro della salma necessita dell’organizzazione di una squadra di non meno di otto sherpa, anche in ragione del fatto che un corpo mediamente pesante 80 chili, una volta ghiacciato può arrivare a pesarne 150.

I corpi più antichi risalgono agli anni ’20 dello scorso secolo, ma la maggior parte è riconducibile agli anni ’80, quando la montagna incominciò ad attirare molti visitatori. Per questo motivo è facile localizzare un corpo in uno dei tanti crepacci, lungo i pendii, oppure sotto quello che un tempo era una valanga. Ma questo afflusso sfrenato ha comportato anche un triste risvolto ecologico: la montagna nel corso degli anni è diventata la discarica di rifiuti più alta del mondo. Con il tempo, tonnellate di spazzatura sono state abbandonate ovunque, costringendo le autorità cinesi a vietare l’accesso ai turisti privi di autorizzazione, mentre il Nepal ha chiesto la corresponsione di una cauzione a tutti gli alpinisti che si accingono a scalare l’Everest.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Come sempre, dove l’uomo riesce a mettere piede, in un modo o nell’altro lascia sempre il segno. L’Everest, da meraviglia incontaminata è diventata un cimitero, oltre che una discarica a cielo aperto. Non essendoci servizi, né tanto meno cestini, tutto viene abbandonato in prossimità dei campi base o dove meglio capita. Al resto ci pensa il global warming, che permette di far emergere non solo la spazzatura, ma anche i corpi di tutti coloro che volevano raggiungere il punto più alto del mondo.

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