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Il degrado preoccupante dello Stretto di Messina

“Saremo ricordati come l'epoca della geo-monnezza”. Lo Stretto che separa Calabria e Sicilia è la culla di rifiuti di qualsiasi genere, dalle automobili ai materassi.

Ambiente
Pubblicato il 7 aprile 2019, alle ore 11:30

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Il degrado preoccupante dello Stretto di Messina

Lo Stretto di Messina, che separa la penisola dalla Sicilia, è pieno di rifiuti. Ma come è potuto succedere? Di frequente, le fiumare vengono utilizzate come discariche, luoghi dove liberarsi di rifiuti ingombranti e non di rado pericolosi, che in seguito vengono trasportati fino al mare a causa delle forti piogge. Gli studiosi del Cnr, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, hanno rivelato una situazione di degrado quasi inverosimile, avvalendosi di diverse telecamere poste su un robot subacqueo Rov.

Tra questi ricercatori vi è Martina Pierdomenico, naturalista del Cnr, che ha detto di aver reperito ben quattromila pezzi totali, tenuto conto di quelli identificabili: addirittura la metà riporta dimensioni fra 10 e 50 centimetri. Secondo quanto scoperto dal team, la concentrazione maggiore sarebbe sul versante siciliano, con un record di 200 rifiuti in 10 metri. Questo non significa che il versante calabrese sia esente da colpe.

Quali sono le categorie di materiali più presenti sul fondale? La medaglia d’oro spetta alla plastica morbida, ossia le buste e i sacchetti di plastica, che rappresenta ben il 52,4% dei rifiuti totali; medaglia d’argento, invece, alla plastica dura, che totalizza il 26,1%; la medaglia di bronzo va ai materiali da costruzione, che rappresentano il 3,4%. Di seguito si riscontrano i metalli (2,5%), i tessuti (2,4%), gli pneumatici (1,8%) e in quantità più piccole attrezzatura per la pesca, vetro, legname e materiali non chiaramente identificati.

Un’altra nota negativa è la presenza di un’auto sepolta a 510 m nel canale di San Gregorio (Reggio Calabria) o delle quattro piccole imbarcazioni nel canale 1 di Tremestieri, tra 580 e 520 m di profondità. Perciò, ciò che risulta da questi dati non è che una situazione drammatica. I fondali sono considerati alla stessa stregua di discariche, “lontane dagli occhi e lontane dal cuore” e perciò meno deplorevoli.

La maggioranza di questi rifiuti arriva al mare perché viene trasportata dal vento, dai fiumi o scaricata deliberatamente in acqua. Da un lato, il tratto siciliano evidenzia una quantità maggiore di rifiuti, verosimilmente a causa della maggiore antropizzazione del territorio e della differente morfologia del fondale, strutturato diversamente da quello calabrese, meno ripido e più esposto alla sedimentazione di rifiuti vari.

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Cosa ne pensa l’autore
Elenio Bolognese

Elenio Bolognese - L'evidente stato di degrado che è stato riscontrato nello Stretto di Messina è la rappresentazione plastica della realtà odierna, fatta di mari ammorbati dall'utilizzo eccessivo di plastica, con danni palesi alla flora e alla fauna. Invertire la rotta non è semplice, ma neanche impossibile. L'unica via d'uscita è una presa di coscienza collettiva, che animi la collettività e la induca a rivedere i propri atteggiamenti.

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