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Il Coronavirus fa crollare le emissioni inquinanti della Cina

Il diffondersi del Coronavirus sta comportando un paradossale effetto positivo: rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, a seguito del blocco della produzione industriale, le emissioni inquinanti della Cina sono notevolmente calate.

Ambiente
Pubblicato il 25 febbraio 2020, alle ore 21:07

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Il Coronavirus fa crollare le emissioni inquinanti della Cina

Oltre alle indiscutibili ripercussioni a livello sanitario, il diffondersi del coronavirus comporta un sempre più evidente impatto economico. La sospensione di molte attività produttive sta mettendo in apprensione famiglie e imprese, spaventate dalle conseguenze di un virus che ha dimostrato di poter colpire ovunque nel mondo.

Eppure, nonostante queste preoccupazioni, l’avvento del coronavirus ha determinato un inaspettato e paradossale effetto positivo sull’ambiente. Non lavorando più a pieno regime, fabbriche e imprese emettono una minore quantità di sostanze nocive nell’atmosfera. Nella sola Cina, nelle ultime due settimane, il crollo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso è stato stimato nell’ordine del 6%, uno valore che equivale ad una riduzione di emissioni di circa 100 milioni di tonnellate.

A documentare queste conclusioni è stato uno studio portato a termine dai ricercatori finlandesi del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA). Come da loro sottolineato, il rallentamento del gigante asiatico ha comportato una minore richiesta di materie prime. A suggerirlo troviamo una serie di indicatori, come l’utilizzo di carbone nelle centrali elettriche, al minimo da quattro anni.

Ma anche la produzione di acciaio non aveva raggiunto un livello così basso da oltre 5 anni, così come i livelli di inquinamento atmosferico di NO2, diminuiti del 36% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il blocco degli spostamenti imposto dalle quarantene e gli stop produttivi, diventano dunque l’ulteriore prova che le emissioni di anidride carbonica sono strettamente legate alle attività dell’uomo.

Ne consegue che al termine dell’emergenza, sarà opportuno prendere spunto da quanto successo per riconsiderare quello che è l’impatto dell’uomo sul nostro pianeta. Ma a quanto pare, non tutti sono convinti che ciò potrà aver luogo. Li Shuo, consulente politico di Greenpeace China, ha dichiarato che una volta che il problema legato al coronavirus si sarà placato, è più che probabile che le fabbriche del Dragone massimizzeranno la produzione per compensare le perdite subite durante il periodo di stop forzato.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Come spesso accade, l’uomo non ha intenzione di imparare dai propri sbagli. Chiunque è al corrente che l’inquinamento prodotto dalle industrie danneggia l’ambiente, ma si preferisce far finta di niente, continuando ad andare avanti ad oltranza, sfruttando anche l’ultimo litro di petrolio che si ha a disposizione. Con questo trend sarà difficile invertire un fenomeno che è inesorabilmente destinato ad aggravarsi.

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