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Greenpeace: nemmeno il riciclo della plastica potrà salvare i mari del nostro pianeta dallo scempio

Per la più famosa delle associazioni ambientaliste, riciclare la plastica non salverà i mari da uno degli scempi ecologici più grandi dei nostri tempi. Per contrastare l’emergenza, bisognerebbe intervenire in un altro modo: ecco quale.

Ambiente
Pubblicato il 13 luglio 2018, alle ore 17:00

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Greenpeace: nemmeno il riciclo della plastica potrà salvare i mari del nostro pianeta dallo scempio

Attenendosi alle conclusioni emerse dal rapporto “Plastica: il riciclo non basta. Produzione, immissione al consumo e riciclo della plastica in Italia” redatto dalla Scuola Agraria del Parco di Monza per conto di Greenpeace, riciclare la plastica non aiuterà a migliorare le precarie condizioni ecologiche dei nostri mari.

Il dossier – che peraltro non si è focalizzato sull’intera produzione di plastica in Italia, ma sulla sola situazione degli imballaggi realizzati con questa materia – pur riconoscendo l’importanza del riciclo, non lo reputa sufficiente per fronteggiare il vertiginoso aumento della produzione di plastica su scala globale. Stando alle stime disponibili, la produzione mondiale è infatti destinata a raddoppiare entro il 2025.

Ma se il riciclo non riesce a stare al passo con l’output industriale, quali sarebbero le azioni da intraprendere? Per Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna d’Inquinamento di Greenpeace Italia, sarebbe necessario circoscrivere il mercato degli imballaggi usa e getta. Riciclare è un gesto importante, ma da solo non basterà a salvare i mari del Pianeta dalla plastica. “Le grandi aziende che continuano a fare profitti con la plastica usa e getta sanno benissimo che è impossibile riciclarla tutta ma continuano a produrne sempre di più. È necessario che i grandi marchi si assumano le proprie responsabilità partendo proprio dalla riduzione dei quantitativi di plastica monouso immessi sul mercato”.

Attualmente con un consumo di plastica che oscilla tra i 6 e i 7 milioni di tonnellate annue, l’Italia si colloca al secondo posto in Europa dietro alla Germania. Di questa mole, il 40% è attribuibile ai soli imballaggi. Bisogna a questo punto precisare che l’Italia pur essendo in prima linea in fatto di riciclo di questi prodotti – la quota è passata dal 38% del 2014 al 43% del 2017 – non dispone però delle infrastrutture sufficienti per poter fronteggiare al previsto incremento di produzione atteso nei prossimi anni.

È improbabile che si riesca a colmare la differenza tra immesso al consumo e tonnellaggio riciclato” ha sentenziato Enzo Favoino, ricercatore della Scuola Agraria del Parco di Monza nonché coautore del rapporto. In altre parole la forbice è destinata ad allargarsi a tutto sfavore del riciclo. Da qui è necessario che i grandi produttori prendano a cuore la drastica riduzione degli imballaggi monouso in plastica.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - L’Italia è uno dei paesi che più produce ed utilizza imballaggi di plastica. Come chiunque può notare, al giorno d’oggi la grande distribuzione non può prescindere dall’utilizzo di questo materiale che si trova pressoché dappertutto. Cambiare abitudini non sarà facile, e non sarà nemmeno a costo zero. Eppure prima a poi sarà necessario intervenire: diversamente si rischia la catastrofe ecologica.

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