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Greenpeace: l’intera Volkswagen inquina più dell’Australia

L’ultimo report messo a punto da Greenpeace punta l’indice contro le auto, responsabili del 9% delle emissioni totali di gas serra. A finire sotto accusa sono le case costruttrici e in primo luogo la Volkswagen, che da sola inquina più dell’intera Australia.

Ambiente
Pubblicato il 11 settembre 2019, alle ore 20:19

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Greenpeace: l’intera Volkswagen inquina più dell’Australia

Alla vigilia della 68esima edizione del Salone di Francoforte, Greenpeace pubblica un nuovo report riguardante le emissioni di gas serra riconducibili al mondo dell’auto. Intitolato Scontro con il clima: come l’industria automobilistica guida la crisi climatica, il documento basato sui dati del 2018 mette all’indice le politiche delle case costruttrici, da sole responsabili della produzione del 9% di tutte le emissioni inquinanti.

Un singolo valore non può però aiutare a comprendere la drammaticità di una tragedia senza confini. Per fornire un quadro più tangibile del fenomeno, Greenpeace sottolinea che tale percentuale supera quelle che sono le emissioni inquinanti dell’intera Unione Europea. Nel mirino finiscono i grandi car maker del settore. Volkswagen risulta essere il più grande produttore di gas serra del mercato, arrivando ad immettere nell’atmosfera quantità di sostanze inquinanti più cospicue dell’Australia.

Fca ha invece un livello di emissioni superiori a quelle della Spagna, ma primeggia in quella che è la quantità media di emissioni per veicolo. Analizzando poi l’impatto che hanno sul clima le prime 12 società costruttrici, la più celebre delle organizzazioni non governative in ambito ambientale arriva a sentenziare la mancanza di progressi significativi nei cinque più grandi mercati del mondo. Stati Uniti, Ue, Cina, Giappone e Corea del Sud non starebbero facendo abbastanza per ridurre l’impatto dell’industria automobilistica sul pianeta.

Di questo passo, contenere l’aumento medio delle temperature di 1,5 gradi così come previsto dall’Accordo di Parigi, sarà nient’altro che un’utopia. A fronte di queste premesse, diverse sono le soluzioni proposte per rendere più virtuosi i mezzi di trasporto. Greenpeace ha chiesto a tutti i player del settore di fermare la produzione e la vendita di auto diesel e benzina entro il 2028. Stessa sorte dovrebbe spettare ai tanto decantati modelli ibridi, che di fatto precludono lo sviluppo di reali alternative, in quanto pur sempre equipaggiati con motori tradizionali.

Una particolare citazione spetta poi ai suv, il cui peso abbinato alla conformazione poco aerodinamica, comporta un sensibile aumento delle emissioni allo scarico rispetto ai veicoli tradizionali. Di conseguenza urgono notevoli investimenti che possano accelerare la fase di transizione energetica: sarà quindi necessario puntare sui veicoli elettrici più piccoli, leggeri ed efficienti.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - I dati di Greenpeace sono davvero allarmanti. Da quello che si può intuire, le case costruttrici stanno facendo troppo poco, ragion per cui si rende necessario accelerare sugli investimenti e sulla diffusione delle auto elettriche. Ma il problema riguarda anche il prezzo di queste vetture: almeno all’inizio saranno più care, da qui chi non potrà permettersele inevitabilmente si orienterà sulle auto tradizionali, allungando il periodo di transizione e a risentirne sarà ancora una volta l’ambiente.

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