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Europa, un terzo delle sostanze chimiche non rispetta la normativa

L’ istituto federale tedesco per la valutazione del rischio e l’agenzia ambientale tedesca hanno svolto uno studio sull’utilizzo di specifiche sostanze chimiche. La problematica è nota da anni.

Ambiente
Pubblicato il 13 ottobre 2018, alle ore 01:17

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Europa, un terzo delle sostanze chimiche non rispetta la normativa

Ben 581 delle 1814 sostanze chimiche commercializzate e diffuse in tutta Europa potrebbero non rispettare la normativa comunitaria. Il sospetto nasce dalla mancata dichiarazione delle industrie produttrici. Quest’ultime sono tenute a conferire informazioni veritiere sull’impatto ambientale e sulla salute che il loro prodotto crea durante l’intero ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento. Lo studio è stato effettuato, nell’arco di tre anni, dall’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (Bfr) e dall’Umweltbundesamt, ovvero l’agenzia ambientale tedesca.

Nella fattispecie a rendere pubblico lo studio è stato l’Environmental European Bureau (Eeb). Dall’indagine svolta è emerso che solo nel 31% dei casi i dati forniti dall’industria sono conformi, mentre il resto ha bisogno di ulteriori approfondimenti e accertamenti. Le sostanze principalmente oggetto di critiche sono il bisfenolo A (conosciuto anche come BPA) e gli ftalati. Entrambe le sostanze sono comunemente presenti nei packaging per alimenti, negli smalti per le unghie, nei profumi, nei pesticidi ed in diversi dispositivi medici.

Gli effetti negativi di queste sostanze sulla salute delle persone sono da anni oggetto di studio. Molti scienziati ed istituti universitari ritengono che un alto consumo di ftalati potrebbe portare a molti problemi di salute fra cui: infertilità, aumento del rischio di tumori, problemi cardiovascolari e alterazioni del cervello. A sostegno della tesi vi sono anche gli studi compiuti da Frederick vom Saal, ricercatore di lunga esperienza presso l’Università del Missouri-Columbia.

In particolare, l’Environmental European Bureau sostiene che molte aziende stiano infrangendo le normative europee non comunicando all’Agenzia europea le sostanze chimiche effettivamente utilizzate. In Europa l’immissione sul mercato di agenti chimici dovrebbe seguire un iter ben preciso. Il regolamento in materia di registrazione, prevede la valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH).

In base al principio “No data, no market” – secondo il quale se una sostanza non è registrata e i suoi dati non sono dunque disponibili, non sarà possibile produrre o fornire questa sostanza in maniera legale – i produttori e gli importatori sono tenuti a ricercare informazioni sulle proprietà delle sostanze chimiche e a registrarle in una banca dati centrale presso l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) a Helsinki.

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Cosa ne pensa l’autore
Andrea Ricco

Andrea Ricco - Per quanto concerne il tracciamento delle informazioni, un aiuto importante potrebbe provenire dalle nuove tecnologie. È opportuno sottolineare che la pericolosità di queste sostanze è un qualcosa di ormai noto da tempo, eppure non sembra mai cambiare nulla. Gli interessi in gioco sono tanti e come sempre cambiare le cose è estremamente difficile.

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