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È Sarajevo la città più inquinata del mondo

Per alcuni giorni di dicembre la capitale della Bosnia Erzegovina si è aggiudicata il triste primato di città più inquinata del mondo. A svettare è stato il livello di PM2,5, il particolato fine prodotto da ogni genere di combustione.

Ambiente
Pubblicato il 31 dicembre 2018, alle ore 11:23

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È Sarajevo la città più inquinata del mondo

Durante i primi giorni del mese di dicembre, Sarajevo è stata la città più inquinata del mondo. A confermarlo sono state le preoccupanti risultanze dell’AQI, l’Air Quality Index. Il parametro che si occupa di valutare la qualità dell’aria, entra nel merito della presenza del cosiddetto particolato, ovvero il prodotto di ogni genere di combustione, che aleggia minaccioso nell’aria e viene respirato dall’uomo.

A destare l’attenzione della comunità scientifica è stata l’elevata presenza del PM2,5, ovvero il particolato più fine, di dimensioni inferiori a 2,5 millesimi di millimetro. È proprio quest’ultimo ad essere maggiormente nocivo per la salute, in quanto in grado di penetrare più profondamente nelle vie respiratorie rispetto al PM10. Il che vuol dire che può innescare più facilmente malattie non solo polmonari, ma anche cardiache e del sangue.

In una scala da 1 a 500, dove 500 indica il livello massimo di PM 2,5, Sarajevo ha raggiunto il record di 428. La ragione di questo poco invidiabile primato non è però addebitabile ad un solo elemento, ma ad una concausa di fattori. In primo luogo a giocare a sfavore troviamo la geografia. Sarajevo si trova in fondo ad una profonda conca circondata da montagne. Tutto ciò fa sì che le emissioni inquinanti, non potendosi disperdere, arrivano a creare una sorta di camera a gas a cielo aperto.

C’è poi da tener in conto l’elevato utilizzo di legna e carbone, due combustili largamente utilizzati per riscaldarsi. E ad avvelenare l’aria ci pensa anche la centrale termoelettrica a carbone di Tuzla e l’acciaieria Arcelor-Mittal di Zenica. Le loro emissioni fuori scala di diossido di azoto e diossido di solforo, aggravano una situazione già di per sé critica. Critica in quanto non esiste un vero e proprio ministero dell’ambiente statale, e da qui scarseggiano i progetti volti a ridurre le emissioni inquinanti.

Nel frattempo a peggiorare le cose c’è anche il traffico urbano: l’età media del parco auto circolante a Sarajevo è di 17 anni. Il 69% delle vetture è alimentato a gasolio e il 21% è addirittura Euro 0, ovvero non rispetta nessuna normativa continentale contro l’inquinamento. Se poi si aggiunge anche la scarsa sensibilità ambientale, a quel punto il mix letale può considerarsi servito.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Da quello che si può intuire, a Sarajevo non c’è una grande volontà di cambiare le cose. Anche perché non solo mancano idee e progetti, ma a scarseggiare sono soprattutto i fondi. Siamo di fronte ad un pericoloso circolo vizioso, che potenzialmente è in grado di durare ancora a lungo. Ed è per questa ragione che è assai difficile vedere la luce in fondo al tunnel.

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