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Cambiamenti climatici: uno studio australiano ipotizza la fine nel mondo nel 2050

Stando ai risultati di una ricerca australiana, i cambiamenti climatici rischiano di mettere a serio rischio la sopravvivenza del genere umano. Se nei prossimi anni non verrà fatto nulla di concreto, nel 2050 l’estinzione dell’uomo sarà inevitabile.

Ambiente
Pubblicato il 5 giugno 2019, alle ore 22:10

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Cambiamenti climatici: uno studio australiano ipotizza la fine nel mondo nel 2050

La civiltà umana è sempre stata ossessionata da una domanda: quando arriverà la fine del mondo? In passato diverse profezie hanno predetto le più terribili catastrofi e calamità, ma fortunatamente ad oggi non abbiamo ancora avuto a che fare con nessuna sciagura di proporzioni bibliche.

Eppure secondo uno studio condotto dal Breakthrough National Center for Climate Restoration di Melbourne, l’intera umanità starebbe vivendo gli ultimi decenni della sua storia. Sulla base di quelli che sono i dati scientifici a nostra disposizione, i meteorologi sono infatti convinti che, senza un drastico cambiamento di rotta, le temperature si innalzeranno di tre gradi entro il 2050.

Detto in altre parole, l’attuale trend di sfruttamento delle risorse, unito all’incessante emissione di gas inquinanti nell’atmosfera, verso la metà di questo secolo distruggerà qualsiasi tipo di ecosistema presente sul nostro pianeta, partendo dalla foresta pluviale fino ad arrivare alla barriera corallina.

Moltissime aree del mondo verrebbero colpite da ondate di caldo insopportabile, della durata superiore anche ai 100 giorni. In queste zone qualsiasi tipo di vita diverrebbe impossibile, costringendo milioni di persone ad emigrare verso luoghi più ospitali. L’innalzamento del livello dei mari e la desertificazione dei terreni ridurrebbe sensibilmente le aree coltivabili, dando luogo alla fuga di milioni di migranti climatici. Tutto ciò farebbero inevitabilmente aumentare il prezzo dei prodotti alimentari, causando gravi ripercussioni ai sistemi economici di ogni nazione del mondo.

Come riferito da David Spratt, direttore dello Breakthrough, e Ian Dunlop, ex dirigente della Royal Dutch Shell, l’innalzamento delle temperature di 2 gradi sarebbe di per sé sufficiente per comportare la ricollocazione di oltre un miliardo di persone. Tutto ciò causerebbe un disastro di dimensioni incalcolabili, determinando scontri tra popoli e nazioni. In altre parole qualora dovessimo ulteriormente indugiare nel prendere le opportune contromisure, tra poco più di 30 anni dovremmo confrontarci con quello che sarà l’inizio della nostra fine.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - È evidente che bisogna muoversi in tempo, ovvero subito. Se si vuole evitare la catastrofe su scala planetaria, l’unica soluzione è prendere tutti insieme i dovuti provvedimenti. In altre parole, fino a quando prevarranno gli interessi economici a quelli ecologici, il punto di non ritorno diverrà sempre più una realtà con la quale dovremo presto confrontarci.

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