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Bhopal: ancora oggi continuiamo a pagare gli effetti del più grande disastro industriale della storia

A distanza di quasi 34 anni dal più grande disastro industriale a cui ha assistito l'umanità, nella città indiana l’allarme non è affatto rientrato. I livelli di tossicità continuano a non lasciare scampo a chi vive nei pressi della vecchia fabbrica.

Ambiente
Pubblicato il 24 luglio 2018, alle ore 09:13

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Bhopal: ancora oggi continuiamo a pagare gli effetti del più grande disastro industriale della storia

Saranno trascorsi anche 34 anni dal disastro di Bhopal, ma le conseguenze di quella tragedia le continuiamo a pagare anche oggi. Il più tragico incidente industriale dell’umanità avvenuto il 3 dicembre 1984 in India, oltre ad aver decretato la morte pressoché immediata di più di 2.000 persone, ha comportato anche dei seri danni ai sopravvissuti e più in generale all’ambiente. Stime ufficiali sui veri danni non esistono, così come rimane sconosciuto il numero esatto delle vittime: alcuni rapporti parlano di 8mila morti, altri di non meno di 15mila persone morte a distanza di poche settimane dall’incidente. Nel 2006 un documento del governo indiano ha poi individuato in oltre 558mile le persone che hanno subito danni gravi o irreversibili.  

Bhopal rimarrà per sempre associata allo stabilimento della Union Carbide India Limited, fabbrica da cui fuoriuscirono più di 42 tonnellate di isocianato di metile, un composto chimico utilizzato nella fabbricazione dei pesticidi. Nonostante i danni incalcolabili, le inchieste non hanno mai colpito con fermezza i responsabili dello scempio. Come conseguenza di ciò, sia le condanne che i risarcimenti non hanno ripagato nemmeno lontanamente le perdite e le sofferenze patite.

Come se non bastasse, ad oggi il sito in cui sorgeva l’impianto è rimasto pressoché lo stesso del 1984. Centinaia di tonnellate di rifiuti pericolosi continuano ad essere ospitati, andando a compromettere la precaria condizione delle falde acquifere. Come apparso su un articolo pubblicato sull’Atlantic, il luogo del disastro deve essere ancora decontaminato, in quanto “il disastro di Bhopal è in realtà ancora in atto”.

Intorno alla centrale ogni anno nascono centinaia di bambini malformati. Ma anche i casi di cancro e altre patologie sono decisamente più alte rispetto alla media. E non potrebbe essere diversamente tenendo conto che le acque della zona sono ricche di solventi clorurati. La Corte Suprema ha quindi ordinato la costruzione di una nuova rete idrica e fognaria, provvedimento che ha sì migliorato la situazione, ma che garantisce acqua potabile per una sola ora al giorno. Da qui o si attende, oppure si continua a far uso dell’acqua contaminata.

Senza poi dimenticare che non va affatto meglio nemmeno in fatto di servizi come ospedali, strade, parchi e nuovi posti di lavoro. La gente del posto ha sentito solo promesse ad oggi mai concretizzate. Anche tutte le iniziative di bonificare l’area sono rimaste lettera morta. Spostarli in un’area sicura è pressoché impossibile, in quanto in India non esistono siti in grado di ospitare rifiuti di questo genere, mentre per l’incenerimento se ne discute ormai da anni, senza però essere arrivati ad una soluzione. Tutti questi elementi ci fanno capire che nonostante siano trascorsi tutti questi anni, la tragedia di Bhopal rimane una ferita aperta che nessuno è stato ad oggi in grado di cicatrizzare.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Con Chernobyl e Fukushima, Bhopal rimane una delle catastrofi più grandi causate dall’uomo. Quella indiana si differenzia in quanto non è stato un disastro nucleare, ma ciò nulla toglie alla tragedia, anzi, sotto diversi punti di vista la rende anche più drammatica di quella giapponese ed ucraina. L’incidente di Bhopal è una lampante testimonianza di come l’uomo non solo è in grado di arrecare danni incalcolabili, ma è anche talmente incurante da non fare nulla per porvi rimedio.

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