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Amazzonia, nell’ultimo anno aumentato il tasso di deforestazione del polmone verde del mondo

Il governo brasiliano ha reso noto che nell’ultimo anno il tasso di disboscamento della foresta amazzonica è aumentato del 13,7%. Stando ai dati disponibili sarebbe il peggior risultato registrato negli ultimi dieci anni.

Ambiente
Pubblicato il 29 novembre 2018, alle ore 22:00

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Amazzonia, nell’ultimo anno aumentato il tasso di deforestazione del polmone verde del mondo

Come spesso si sente dire, la foresta amazzonica viene considerata l’ultimo polmone verde del nostro pianeta. Seppur rivesta un ruolo chiave nella sopravvivenza di milioni di specie, tra cui anche l’uomo, da decenni si trova in pericolo. Assoggettata a diversi interessi economici che nulla hanno a che vedere con la tutela dell’ambiente, le sue dimensioni si stanno progressivamente riducendo.

Secondo quanto riferito dal Ministero dell’ambiente brasiliano, nel periodo intercorrente tra agosto 2017 e luglio 2018 il tasso di disboscamento è aumentato del 13,7%. In base alle stime fornite, la foresta avrebbe perso una superficie pari a 7.900 km2, un valore pari a quella di un milione di campi da calcio.

Per dare una rappresentazione più tangibile del fenomeno, è sufficiente considerare che la quota erosa corrisponde a cinque volte l’area di Londra, o più semplicemente a quelle che sono le dimensioni di una regione come il Friuli Venezia Giulia. Il dato deve far riflettere, in quanto conferma una triste tendenza in atto da alcuni anni.

Dopo il record negativo del 2004, dove in un anno la foresta arrivò a perdere 27mila km2, il governo brasiliano ha cercato di correre ai ripari. Da qui la deforestazione ha subito un rallentamento fino al 2012, anno in cui il baluardo verde ha dovuto arretrare di soli 4.600 km2. Ma dal 2013, a seguito del rilascio di alcune particolari concessioni governative, il tasso ha ripreso a crescere, mettendo in allarme le varie organizzazioni che hanno a cuore la tutela dell’ambiente.

Ma a far accrescere l’apprensione è la politica del neopresidente Jair Bolsonaro. Eletto con il 55,2% delle preferenze, il leader dell’ultradestra populista brasiliana ha già anticipato che diminuirà le multe per chi danneggia la foresta amazzonica. Ma non ci sarebbe solo questo: oltre a uscire dall’accordo di Parigi, in progetto avrebbe anche la destituzione del ministero dell’ambiente, costruendo un’autostrada che di fatto dividerebbe in due l’Amazzonia. Dopo aver bandito le Ong ambientaliste, vorrebbe poi aprire una serie di miniere dedicate allo sfruttamento delle risorse della foresta pluviale.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - È inutile negare che la politica di Bolsonero rischia di avere delle serie ripercussioni sulle condizioni di salute dell’intero pianeta. C’è da scommettere che nei prossimi anni assisteremo ad un nuovo record in fatto di disboscamento della foresta amazzonica. Evidentemente anche lui come Trump non crede alla teoria del cambiamento climatico e alle conseguenze negative dello smog sulla salute. Così, mentre c’è qualcuno che combatte per ridurre le emissioni inquinanti, dall’altra parte c’è qualcuno che sfrutta qualsiasi risorsa come se non ci fosse un domani.

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