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Acqua nelle bottiglie di plastica? Meglio nelle “perle hi-tech”

Una start-up con base a Londra ha creato delle sfere biodegradabili capaci di contenere l’acqua alla stregua delle più classiche bottigliette di plastica. Le capsule prendono il nome di Ooho e potranno rivoluzionare il nostro modo di bere.

Ambiente
Pubblicato il 18 aprile 2017, alle ore 16:20

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Acqua nelle bottiglie di plastica? Meglio nelle “perle hi-tech”
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Sappiamo tutti quanto la plastica sia inquinante per l’ambiente e in particolar modo per i nostri oceani. Un esempio su tutti è rappresentato dall’isola di plastica che galleggia nell’Oceano Pacifico e che prende il nome di Pacific Trash Vortex. È questo il nome dell’immenso accumulo di plastica che sta lentamente compromettendo gli ecosistemi marini e non solo.

Per far fronte a questa sconfinata distesa di spazzatura, negli scorsi anni diversi paesi sono intervenuti mettendo progressivamente al bando i sacchetti di plastica, quelli che per intenderci vengono utilizzati quotidianamente per fare la spesa. Ma tutto ciò pur essendo apprezzabile non basta.

A dare un’ulteriore contributo al processo di dismissione della plastica potrebbe arrivare una soluzione proposta da una giovane start-up londinese, la Skipping Rocks Lab. L’obiettivo del team di ricerca britannico è quello di eliminare l’utilizzo delle bottiglie di plastica, sostituendole con dei “palloncini” o “perle” molto particolari. Questi nuovi recipienti oltre ad essere trasparenti, sarebbero allo stesso tempo biodegradabili e commestibili. Il sapore sarebbe invece molto delicato, quasi impercettibile. Le capsule sui generis verrebbero realizzate ricorrendo ad un polimero sintetico ricavato dalle alghe.

acqua-sfere-biodegradabili

L’idea sarebbe molto semplice: le perle – una volta morsicate – libererebbero il loro contenuto permettendo così di bere. La sacca commestibile prende il nome di Ooho ed avrebbe un costo di produzione decisamente più basso di quello delle bottiglie di plastica o di vetro. Oltre all’acqua si potrebbero conservare le bibite gassate, gli alcolici e i prodotti cosmetici.

Il concentrato di acqua avvolto in una membrana di alghe ridurrebbe non solo l’inquinamento, ma anche gli sprechi legati alla gestione degli imballaggi. Stando a quanto emerge da una ricerca condotta dalla Ellen MacArtur Fondation i cui risultati sono stati presentati all’ultimo World Economic Forum di Davos, ogni anno in mare finisce qualcosa come 8 milioni di tonnellate di plastica. Per dare una rappresentazione più tangibile del fenomeno, è come se ad ogni minuto di un singolo anno, un camion colmo di spazzatura riversasse il proprio contenuto in mare.

La Skipping Rocks Lab, grazie al crowdfounding sta al momento raccogliendo una seconda tranche di finanziamenti pari a 500 mila euro. L’intenzione degli ideatori delle perle d’acqua sarebbe quella di metterle in commercio entro il 2018.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Quella della Skipping Rocks Lab sembra essere una soluzione rivoluzionaria che potrà modificare l’intero settore della grande distribuzione delle bevande. Inizialmente l’introduzione di queste capsule potrà incontrare la ritrosia di non pochi consumatori, ma a quel punto dovranno essere le autorità che si dovranno esprimere non prima di aver concluso i dovuti test. Una volta dimostrata la loro sicurezza, il nuovo format per il packaging diventerà la vera alternativa alla plastica, andando incontro alle esigenze di sostenibilità ambientale. Non bisogna dimenticarci che quello che ci si prefigura in prima battuta è l’abbattimento delle sostanze inquinanti, da troppo tempo abbandonate con noncuranza nell’ambiente da parte dell’uomo.

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