Tiroide: in arrivo una soluzione che eroga calore per bruciare il “gozzo”

Una nuova tecnica prevede che attraverso il calore viene bruciato il tessuto in eccesso della tiroide. Il calore viene introdotto attraverso un sottile catetere. La tecnica permette di ridurre il volume dei noduli del 60-70%

Tiroide: in arrivo una soluzione che eroga calore per bruciare il “gozzo”

Il problema dei noduli alla tiroide affligge circa sei milioni di italiani, che hanno a che fare con il cosiddetto “gozzo”. Dovuto in particolare ad una carenza di iodio, il gozzo si può controllare con alcuni farmaci capaci di non far espandere il problema, ma non eliminano il tessuto in eccesso.

La medicina oggi propone una nuova soluzione per la tiroide ingrossata: arriva la radiologia interventistica, che combatte “da dentro” i noduli e combatte il gonfiore con il calore da radiofrequenza o da laser tanto emesso attraverso delle sonde.

Un intervento rapido ed efficace, assolutamente non invasivo e che ha dato tanti successi. Luigi Solbiati, direttore della Radiologia Interventistica Oncologica dell’Ospedale di Busto Arsizio, ha detto: “Una volta accertato che si tratta di noduli benigni, il trattamento è ambulatoriale in anestesia locale: dopo 2-3 ore il paziente può tornare a casa senza disturbi, la complicanza più comune è un ematoma sul collo nel punto dove viene inserito il catetere, da dove passano gli elettrodi o le fibre laser che portano l’energia termica che distrugge le piccole aree di tessuto. Nel giro di alcune settimane, massimo sei mesi, il gozzo viene sostituito da tessuto fibroso: in media il volume dei noduli diminuisce del 60-70%, con punte che vanno oltre l’80%”.

La tecnica è poco costosa e non lascia cicatrici e il costo si aggira attorno ai mille euro. Circa 10 i centri in Italia che la praticano in tutta sicurezza e almeno 300 i pazienti che finora hanno fatto questa esperienza. trattati finora. 

Solbiati ha aggiunto che la radiologia interventistica sta apportando importanti innovazioni sul tumore papillare, da trattare oggi con l’interventistica per evitare traumi ai tessuti e cicatrici derivate da più operazioni. 

Sempre meno quindi l’utilizzo del bisturi, e i progressi delle nuove tecniche di imaging e di strumenti che consentono la fusione delle immagini ottenute con diverse tecnologie. Una soluzione all’avanguardia la portano le TAC-PET, macchine molto costose ma specifiche, che permettono di accoppiare i dati degli esami.

Dunque, questo vuol dire che TAC e PET eseguite separatamente vengono poi lette dal programma. Un processo che consente un intervento preciso senza neppure utilizzare i raggi, e anche economico perché consiste in un semplice software da aggiungere all’attrezzatura per le ecografie.

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