Pensioni: divario tra uomini e donne. Dibattito acceso nel Pd

I dati rivelati dall'Ocse non sono positivi: i pagamenti di pensioni alle donne italiane di oltre i 65 anni sono mediamente inferiori del 32% rispetto alle pensioni percepite dai lavoratori uomini. Dibattono gli esponenti del Pd

Pensioni: divario tra uomini e donne. Dibattito acceso nel Pd

Il dibattito sulla riforma delle pensioni 2015 si sta surriscaldando: dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) giungono, infatti, dati non certo positivi in merito alla previdenza sociale.

Che le pensioni delle donne siano molto più esigue rispetto a quelle degli uomini è un dato di fatto: come rivela l’Ocs in previsione della Festa della Donna, i pagamenti di pensioni alle donne italiane di oltre i 65 anni sono mediamente inferiori del 32% rispetto alle pensioni percepite dai lavoratori uomini. C’è un vero e proprio divario fra le due, ma perché?

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico chiarisce che il motivo dei trattamenti pensionistici inferiori per le donne può essere connesso al fatto che le lavoratrici anziane hanno svolto lavori part-time oppure sono state pagate meno rispetto ai lavoratori di sesso maschile per lavori simili. Giunti al momento della pensione, questo fatto grava abbastanza sul trattamento previdenziale.

Pesa, inoltre, il fatto che le donne si ritaglino maggior tempo, rispetto agli uomini, per la cura dei figli e la loro crescita o ancora per dedicare del tempo ai genitori anziani o ammalati. Va da sé che le donne, spesso, devono scegliere tra avanzamenti di carriera e i bisogni della famiglia. Sono molte le donne, poi, che malgrado abbiano lavorato non arrivano a possedere i requisiti per la pensione lavorativa e devono prendere quella minima.

Sulla riforma delle pensioni 2015 è in corso una vera e propria battaglia all’interno del Pd. Gianni Cuperlo ha infatti attaccato il Premier, Matteo Renzi, con una lettera aperta nella quale  ha rilanciato la necessità di nuove forme di pensione anticipata per tutti e non solo per i lavoratori pubblici che potranno usufruire del prepensionamento statali previsto dalla riforma Pa del ministro Marianna Madia. “Chiediamo norme di buon senso sulla flessibilità in uscita, senza penalizzazioni per i lavori usuranti”, ha scritto nella missiva  il parlamentare di minoranza del Partito Democratico.

A disertare la riunione convocata dal premier al fine di fare il punto della situazione sul piano di riforme sono stati diversi esponenti del Pd: Pierluigi Bersani, Gianni Cuperlo, Stefano Fassina e Pippo  Civati.

“Prevediamo norme di buon senso”, ha scritto ancora Cuperlo, chiedendo inoltre di rendere più giustizia ” alle donne penalizzate sulle pensioni di vecchiaia”.

“Anche noi riteniamo che la soluzione consista nell’introduzione di un criterio di flessibilita’ che consenta, a chi ha 35 anni di contributi, di poter andare in pensione a partire dai 62 anni (con una penalizzazione massima dell’8%) o di lasciare il lavoro con i soli 41 anni di contributi. In alternativa puo’ essere utilizzata ‘Quota 100′. Tutte queste proposte, la prima delle quali gia’ incardinata in Commissione lavoro, sono a conoscenza del Governo: le abbiamo dette e ridette bisogna solo approvarle. La spinta che viene dal sindacato puo’ aiutarci a convincere l’Esecutivo a riaprire il capitolo previdenza, per il momento incomprensibilmente trascurato”, ha dichiarato Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, in una nota circa le pensioni 2015.

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