Hantavirus in crociera, è il nuovo Covid? L’esperto: «Si trasmette per via aerea, possibile legame con roditori».

Il focolaio di hantavirus sulla nave MV Hondius ha riacceso l’attenzione degli esperti sulla possibile trasmissione e sulla necessità di chiarire i rischi reali legati al virus.

Hantavirus in crociera, è il nuovo Covid? L’esperto: «Si trasmette per via aerea, possibile legame con roditori».

L’attenzione delle autorità sanitarie internazionali è puntata sulla nave da crociera MV Hondius, finita al centro di un focolaio di hantavirus che ha già registrato diversi casi confermati e alcuni decessi. La situazione ha spinto a interrogarsi sulla reale pericolosità del virus e soprattutto su un punto chiave: può davvero trasformarsi in una minaccia globale simile a quella vissuta con il Covid-19?

A fare chiarezza è Andrea Gori, infettivologo dell’Università degli Studi di Milano e direttore del Dipartimento di malattie Infettive dell’ASST Fatebenefratelli – Sacco, che invita alla prudenza ma senza escludere scenari ancora da studiare. Il punto centrale riguarda il ceppo Andes, una variante rara che in passato ha mostrato, in casi limitati, possibili forme di trasmissione tra esseri umani. Un elemento che, se confermato su larga scala, cambierebbe in modo significativo la valutazione del rischio.

Secondo l’esperto, il meccanismo di contagio tradizionale dell’hantavirus resta comunque legato ai roditori. Il virus si trasmette principalmente attraverso particelle provenienti da urine, saliva o feci di animali infetti, che possono diventare aerosol e quindi essere inalate. In alcuni casi, anche alimenti contaminati possono rappresentare una via indiretta di esposizione. Il ruolo dei topi, in questo contesto, resta quindi centrale e potrebbe spiegare la presenza del focolaio a bordo della nave.

Più delicata è invece l’ipotesi di una trasmissione tra persone. Gori sottolinea come sia ancora presto per trarre conclusioni definitive, ma non esclude che, nel caso del ceppo Andes, il passaggio possa avvenire per via aerea, attraverso particelle respiratorie. Il virus, infatti, tende a localizzarsi nei polmoni, aumentando la possibilità teorica di diffusione tramite goccioline respiratorie, anche se i dati disponibili non sono ancora sufficienti per confermarlo.

Un altro elemento critico riguarda la lunga fase di incubazione, che può variare da pochi giorni fino a sei-otto settimane. Questo intervallo temporale rende particolarmente complessa la ricostruzione dei contatti e dei movimenti delle persone coinvolte. In uno scenario simile, anche eventuali misure di quarantena potrebbero richiedere tempi estesi e un tracciamento retrospettivo molto accurato.

Resta aperto anche il nodo degli asintomatici: non è ancora chiaro se una persona possa trasmettere il virus prima della comparsa dei sintomi oppure solo nella fase conclamata della malattia. Una differenza sostanziale che influenzerebbe in modo diretto le strategie di contenimento. Sul confronto con il Covid-19, gli esperti invitano a non forzare analogie. È vero che l’hantavirus è un virus a RNA e quindi soggetto a mutazioni, ma questo non implica automaticamente una maggiore capacità di diffusione tra esseri umani. Servono analisi genetiche approfondite e uno studio dettagliato delle catene di contagio per comprendere se siano avvenuti adattamenti significativi.

Al momento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato nuovi casi legati al focolaio della MV Hondius, con otto contagi complessivi e tre decessi. Le autorità stanno monitorando la situazione e predisponendo l’evacuazione della nave, mentre gli investigatori cercano di chiarire l’origine esatta dell’epidemia e l’eventuale presenza di fattori ambientali alla base della diffusione.

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