Ogni abitazione che si rispetti è provvista di un assortito armadietto dei medicinali, fornita di almeno una categoria di farmaci antinfiammatori da banco, facilmente reperibili in farmacie e parafarmacie.
Tali antinfiammatori/antidolorifici vengono assunti con molta leggerezza e imprudenza sia da adulti che da giovanissimi, talvolta a stomaco pieno, talvolta a stomaco vuoto e solitamente il disturbo che li porta a ricorrere a tali tipi di medicinali è un fastidiosissimo mal di testa, un insopportabile mal di denti o un persistente mal di schiena.
I suddetti farmaci antinfiammatori non steroidei (detti FANS) agiscono da analgesici, antipiretici e riducono le infiammazioni ma non tutti sono a conoscenza del fatto che al tempo stesso hanno un effetto deleterio sull’apparato gastrico e intestinale. I FANS agiscono alterando la barriera mucosa dello stomaco, la quale diviene più vulnerabile e sensibile ad un’azione lesiva gastrica e duodenale, spesso asintomatica e che spesso si manifesta solo col passare dei mesi.
Un uso abituale dei sopraindicati farmaci antinfiammatori ha un ruolo dominante nello sviluppo di gastriti acute e/o croniche, reflusso gastroesofageo, ulcere gastriche e duodenali. Quest’ultime consistono in vere e proprie erosioni delle pareti dello stomaco che, se non curate adeguatamente, possono degenerare in autentiche perforazioni. Se tali farmaci vengono assunti a dosaggi particolarmente elevati e in maniera prolungata, possono determinare non solo la comparsa di effetti collaterali riguardanti l’apparato gastrointestinale, ma anche danni non indifferenti al fegato, ai reni, al midollo osseo, irritazioni cutanee (quali l’orticaria e/o fotosensibilità), asma e allergia.
Alla luce di tali considerazioni, appare inevitabile e doveroso porsi delle domande e rivedere il proprio consumo di farmaci antinfiammatori, riducendolo al minimo indispensabile onde evitare importanti conseguenze a carico del nostro organismo. Un uso sporadico e responsabile di tali medicinali, può non arrecare danni collaterali solo e soltanto qualora si rispettino i tempi e le modalità di somministrazione indicati dal proprio medico curante.