Fare movimento fisico è da sempre considerato un’attività produttiva per l’organismo, sin dai tempi più antichi: quasi un migliaio d’anni prima dell’anno 0 del calendario cristiano, si svolsero ad Olimpia i primi giochi che sarebbero poi stati destinati a dar vita alle moderne Olimpiadi. Per i greci infatti la competizione sportiva e l’allenamento fisico erano occasioni di dimostrare le proprie virtù (caso limite gli spartani, che facevano del rigore, della forza e della resistenza i capisaldi di una polis entrata a pieno titolo nella leggenda).
Anche i romani, successivamente, compresero l’importanza di mantenersi in forma: la celeberrima massima di Giovenale “Mens sana in corpore sano”, mente sana in corpo un sano, è l’esempio perfetto per comprendere quanto anche in epoca imperiale la salute della mente venisse collegata imprescindibilmente a quella del corpo; in mancanza dell’una, anche l’altra vacilla. E viceversa.
Le stesse giostre cavalleresche, i tornei d’arme medievali, erano tutti espedienti per mantenere gli eserciti in forma durante i periodi in cui non erano in corso campagne militari. Insomma, il duro addestramento fisico ha sempre portato giovamento alla comunità nei vari modelli societari che si sono susseguiti nel corso della Storia. Come tutte le cose però, anche l’esercizio fisico, se troppo intenso, può essere controproducente.
In questo caso non si parla semplicemente dell’affaticamento eccessivo dei muscoli, quanto piuttosto di una questione puramente intestinale. Perché uno studio dell’University of Monash, localizzata in Australia, ha evidenziato quanto il troppo sport possa avvelenare il sangue in chi non è abituato a sforzi particolarmente prolungati.
L’esito della ricerca effettuata su campioni di sangue prelevati da maratoneti, e pubblicata sull’International Journal of Sports Medicine, è stato spiegato dallo stesso autore dello studio, il dottor Ricardo Costa: “I campioni di sangue prelevati prima e dopo gli eventi, comparati con quelli di un gruppo di controllo, hanno dimostrato che l’esercizio fisico per un periodo di tempo prolungato provoca cambiamenti nella parete intestinale. In questo modo i batteri naturalmente presenti nell’intestino, noti come endotossine, vengono dispersi nel sangue”.
“Questo poi innesca una risposta infiammatoria in tutto il corpo-ha continuato Costa-con gravi conseguenze per la salute. Questi tutti i partecipanti avevano marcatori identici ai pazienti ricoverati per avvelenamento”. Dunque fare troppo sport avvelena il sangue? Lo stesso Costa assicura che non è sempre così: gli atleti professionisti o particolarmente allenati, hanno infatti sviluppato nel tempo un sistema immunitario capace di contrastare naturalmente questo genere di infiammazioni, senza subirne le conseguenze.
Dunque fare sport, fa bene. Anzi, benissimo. Farne troppo, potrebbe rischiare di far sì che i batteri intestinali avvelenino il vostro sangue. Ma se riuscirete ad allenare a dovere il vostro sistema immunitario, oltre che i vostri muscoli e polmoni, allora non ci sarà più nulla di cui doversi preoccupare.