“Ho il cancro”, ma i medici non le credono. Morta a 19 anni

Bronte Doyme, 19enne inglese, aveva capito di avere un cancro. Ma i medici non le credettero, diagnosticandole invece un'appendicite . Tre mesi più tardi un'equipe di specialisti, grazie ad ulteriori analisi, scoprì la verità: ma ormai era già troppo tardi

“Ho il cancro”, ma i medici non le credono. Morta a 19 anni

“Il sito web trovato su Google, approvato dalla Casa Bianca, è stata l’unica fonte che abbiamo avuto a disposizione per prendere una certa consapevolezza su questa malattia. Ma questa informazione è stata respinta dai medici. Ho detto al medico che sapevo quello che stava succedendo a mia figlia e qualcosa doveva essere fatto, ma mi è stato semplicemente detto <<Stop googling>>”.

Si può riassumere così la tragica vicenda di Bronte Doyne, 19enne inglese residente ad Edwalton (Nottingham), morta per un cancro al fegato in seguito al rifiuto dei medici del Nottingham University Hospitals NHS Trust di ascoltare le suppliche sue e della sua famiglia; la ragazza era infatti convinta di avere un cancro al fegato, dopo averne riconosciuto tutti i sintomi grazie ad una ricerca su Google, ed aveva chiesto di essere sottoposta ad ulteriori analisi in relazione al suo caso.

Ma i dottori si sono rifiutati di ascoltarla, diagnosticandole invece una semplice appendicite e rimandandola a casa, con il monito di smetterla di cercare di autodiagnosticarsi patologie su internet. Peccato però che i timori di Bronte fossero fondati: tre mesi più tardi un’equipe di specialisti, dopo aver finalmente raccolto l’appello della giovane e di sua madre, hanno accettato di effettuare gli accertamenti del caso.

L’esito degli esami è stato terribile: carcinoma al fegato, come lei stessa aveva predetto. Ed i tre mesi trascorsi senza cure si sono rivelati fatali per la giovane inglese. La madre di Bronte, disperata in seguito alla sua scomparsa, ha voluto pubblicare online alcuni dei messaggi che la ragazza aveva scritto ai medici, nel tentativo di essere presa sul serio ed aiutata.

“Ho bisogno di risposte-aveva scritto Bronte-Volete sapere cosa sta succedendo. Qualcosa che non va. Non ne posso più di questo. Non so spiegarvi come ci si sente di dover dire ad un oncologo che si sbaglia. Dovevo, sono stufa di fidarmi di loro. Il mio corpo non si sente molto bene #helpme. Ho paura. Il medico ha scrollato le spalle e mi ha fatto un commento sarcastico: mi ha detto che se voglio posso dormire lì ma loro non potrebbero fare niente per me. Così adesso mi tocca aspettare per un altro appuntamento in ospedale”.

Il carcinoma epatocellulare fibrolamellare, la neoplasia che ha strappato Bronte Doyne all’affetto dei suoi cari, è estremamente rara e colpisce circa 200 persone all’anno. Si tratta di un cancro molto aggressivo, che ha bisogno di essere curato tempestivamente affinché si possano avere significative possibilità di sopravvivenza. In questo caso l’arroganza dei medici, che ha causato l’esiziale ritardo delle cure, si è rivelata mortale per la giovane.

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