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Il cervello continua a crescere fino ai 30 anni di etĂ 

Secondo una recente ricerca, il cervello umano continuerebbe a crescere fino ai 30 anni di etĂ ; dunque questa ricerca sembra confermare che la plasticitĂ  del cervello continua per circa 25-30 anni dopo la nascita.

Salute
Pubblicato il 2 aprile 2017, alle ore 13:11

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Il cervello continua a crescere fino ai 30 anni di età
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Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Science” e condotto da un team di ricercatori della prestigiosa Università di Stanford, una parte del nostro cervello continuerebbe a crescere fino ai 30 anni di età.

Per la precisione, i ricercatori hanno osservato, mediante risonanza magnetica, che ad un’abilità maggiore nel riconoscere i volti delle persone corrisponde un maggiore sviluppo anatomico, e quindi dimensioni maggiori, di un’area specifica della corteccia cerebrale, situata nella parte inferiore del lobo temporale.

I ricercatori hanno inoltre osservato che questo meccanismo ha inizio a partire dall’infanzia fino ai 30 anni circa; dunque, contrariamente a quanto si è pensato per anni, la plasticità del cervello continua per molti anni dopo la nascita (non è quindi circoscritta solo ai primi anni di vita dell’uomo).

Nell’arco di 25-30 anni aumentano le dimensioni del cervello e le sinapsi si rimodellano, o meglio alcune sinapsi vengono eliminate e altre se ne formano (la fine di questo turnover delle sinapsi è considerato il momento al partire dal quale ha inizio il processo di invecchiamento cerebrale).

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno preso in esame 22 bambini e 25 adulti.

Stefano Cappa, ordinario di neuroscienze cognitive all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e membro della Società Italiana di Neurologia, ha spiegato: “Il fatto che l’aumento delle dimensioni del cervello sia specifico della parte che interessa il riconoscimento dei volti conferma il ruolo centrale che la capacità di riconoscere gli altri ha per la nostra specie, nello sviluppo delle relazioni sociali.

I ricercatori però sottolineano l’importanza di effettuare in futuro ulteriori ricerche sull’argomento, considerata l’esiguità del campione osservato.

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Cosa ne pensa l’autore

Francesca Paola Scimenes - Personalmente ritengo che gli inaspettati risultati di questa ricerca siano molto interessanti e curiosi. In particolare penso che questi risultati, qualora venissero ulteriormente confermati, non siano affatto fini a se stessi, ma possano essere di rilevante importanza per future ricerche riguardanti, ad esempio, l'invecchiamento cerebrale ed i modi per contrastarlo.

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