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A Parigi la mostra dedicata agli "scandali" della moda: domani l’inaugurazione

Domani a Parigi sarà inaugurata la mostra relativa ai capi storici più scandalosi della storia della moda: dalle minigonne agli smoking per donna, ecco come le passerelle hanno stravolto la morale comune.

Moda
Pubblicato il 30 novembre 2016, alle ore 17:10

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A Parigi la mostra dedicata agli "scandali" della moda: domani l’inaugurazione
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L’alta moda è sempre stata una vetrina futuristica delle abitudini sociali relazionate alla vestizione protocollare, una sorta di macchina del tempo capace di interrogare la morale comune riguardo a cosa potrebbe essere permesso di indossare in un prossimo futuro. Non si tratta solamente di avanguardismo commerciale, bensì di veri e propri “prototipi dei vestiti del domani“.

Al giorno d’oggi la moda ha oramai perduto gran parte di questi valori sociali, riaffermandosi in un contesto di provocazioni spessevolte destinate ad esaurirsi in loro stesse, o nella singolarità dell’ego dello stilista di turno. Ma è innegabile che, nel corso della storia dell’evoluzione del vestiario, i salotti mondani prima e le passerelle poi abbiano giocato un ruolo importantissimo nel tracciare le fondamenta delle tendenze in divenire.

Per celebrare questa particolare qualità dell’universo della moda, a partire da domani (1 dicembre 2016, nda) sarà inaugurata a Parigi la mostra “Tenue correcte exigée, quand le vêtement fait scandale” (“dress code, quando l’indumento fa scandalo”), dedicata proprio ai capi più insolenti e controversi che hanno saputo fare scuola nel corso dei secoli.

La mostra sarà esposta al Museé des Arts Décoratifs della capitale francese e non riguarderà solamente le tendenze più recenti, ma permetterà di fare un vero e proprio tuffo nel passato fino al XIV secolo, approfondendo quindi il ruolo degli abiti nel castigatissimo (ma solo per la plebe) periodo bassomedievale.

Ampio spazio sarà dato anche ad innovatori ed innovatrici come la fondatrice di “The LilyAmelia Bloomer, la prima donna a proporre con sfacciata nonchalance l’outfit consistente in risicati gonnellini accompagnati da pantaloni alla turca attorno al 1850 e la madrina del movimento “The rational dress society“, la viscontessa Harberton, forse la più grande sostenitrice delle cosiddette gonne-pantalone.

Entrambe furono oggetto di scherno e di perfide angherie da parte dei coevi, ma riuscirono ciononostante a lasciare un’impronta indelebile sul solco della quale lavorarono successivamente ulteriori avanguardisti, in un processo che arrivò a sconvolgere letteralmente i pregiudizi relativi al rapporto tra gli abiti ed il sesso d’appartenenza da ambo le parti.

Ovviamente ci sarà spazio anche per capi di vestiario più comuni e attinenti all’attuale quotidiano, come gli oramai diffusissimi jeans strappati e le sdoganate minigonne, che fecero di Mary Quant una vera e propria icona del liberismo sessuale (da non confondersi col libertinismo, beninteso): saranno oltre 400 gli articoli in esposizione presso la mostra parigina; ognuno dei quali, a modo suo, ha saputo stravolgere i pregiudizi e guadagnarsi un posto di primo piano nella storia della moda tra i capi che hanno fatto scandalo attraverso i secoli. E che ancora oggi, ci troviamo ad indossare e ringraziare.

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Cosa ne pensa l’autore

Giulio Pagani - La moda sotto questo profilo è sempre stata una sorta di vetrina "virtualmente intoccabile" di tutto ciò che, altrimenti, sarebbe considerato esecrabile se non direttamente punibile per legge. Un tempo infatti le passerelle erano utili a soverchiare le regole dell'abbigliamento, a proporre nuovi capi e legittimare determinate soluzioni di vestiario che andavano contro la cosiddetta "morale comune", e contro i pregiudizi della società. Oggi però mi sembra che si sia proprio persa quella bussola: un tempo in passerella finivano opere di resistenza come appunto vestiti maschili indossati da donne e minigonne, nonché kilt per gli uomini eccetera. Oggi i modelli sembrano delle bidonville ambulanti, la provocazione ha perso quasi tutto il suo valore sociale e si esaurisce in sé stessa. Ed è un peccato.

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