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Europa, boom dei “lavoratori atipici”

L'indagine del progetto europeo Accessor ha evidenziato la crescita in tutta Europa dei lavoratori atipici giovani ed anche anziani

Lavoro
Pubblicato il 5 novembre 2013, alle ore 17:42

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Europa, boom dei “lavoratori atipici”
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Per effetto della crisi sono aumentate le forme di contratto non standard ed è cresciuto il ricorso ai lavoratori atipici tra i giovani, ma anche tra i più anziani, in tutta l’Europa.

Negli ultimi 20 anni sono aumentati i contratti a termine e part-time non volontari, il lavoro serale e nei fine settimana, il telelavoro, il lavoro a domicilio, e tutte le forme contrattuali che hanno in comune precarietà, stipendi più bassi e discontinui, minori opportunità di formazione e carriera, condizioni di salute peggiori, meno diritti sindacali, scarsa copertura per le indennità di disoccupazione, difficoltà a crearsi una pensione dignitosa.

Questo è quanto evidenzia l’indagine condotta in 8 paesi (Italia, Regno Unito, Germania, Svezia, Spagna, Belgio, Slovenia e Francia) dal progetto europeo Accessor, con la partnership per l’Italia dell’Inca Cgil.

Attraverso l’analisi della situazione dei lavoratori atipici che si spostano all’interno dell’Europa, emergono le incongruenze che nascono dall’applicazione dei regolamenti europei su protezione sociale e libera circolazione: che “sono oggi, di fatto, impraticabili a una schiera crescente di lavoratori atipici e precari, di cui governi e istituzioni nazionali ed europee non conoscono le dimensioni, le caratteristiche e i bisogni”. “L’asimmetria tra lavoratori standard e lavoratori atipici fa sì che questi lavoratori siano discriminati tre volte – sostiene l’indagine Accessor – Hanno redditi bassi e precari quando lavorano, sono scarsamente coperti dai sistemi di sicurezza sociale quando restano disoccupati, perdono una parte dei loro diritti quando si spostano in un altro stato Ue”.

Una situazione che riguarda tutti i principali Paesi europei: negli ultimi anni in Italia quasi due contratti su tre sono per lavori a tempo determinato mentre in Francia dagli anni 80 i contratti a tempo determinato sono sestuplicati. In Germania sono circa 9 milioni i lavoratori atipici.

Sembra insomma che la situazione dei lavoratori atipici sia “un gatto che si morde la coda”: sono quelli che stanno economicamente peggio e che sono spinti più degli altri a emigrare, e, quando lo fanno, si trovano di fronte al fatto che per gli emigrati i contratti di lavoro atipico sono sempre più spesso l’unica opportunità di occupazione.

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