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USA: 15enne risarcita perchè la scuola le controlla Facebook

Una 15enne americana è stata risarcita con 70 mila dollari dalla propria scuola perché è stata obbligata a fornire la propria password di Facebook per controllarle il profilo davanti ad un poliziotto.

Internet e Social
Pubblicato il 2 aprile 2014, alle ore 19:36

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USA: 15enne risarcita perchè la scuola le controlla Facebook

In America, una liceale del Minnesota, Riley Stratton, ha ricevuto 70mila dollari di risarcimento dalla propria scuola, perché, è stata riconosciuta colpevole, di aver controllato il profilo Facebook della ragazza, che, all’epoca dei fatti frequentava la prima media.

Adesso il profilo Facebook per gli studenti americani è off limits, nessun professore o preside si azzarderà a violarlo.

La vicenda:  Riley Stratton, all’epoca aveva fatto quello che probabilmente fanno ancora tutt’oggi gli adolescenti del mondo, cioè quello di lamentarsi di un’altra studente su Facebook, accusandola di essere meschina e di aver flirtato con un ragazzo della sua classe. Probabilmente però, la cosa ha dato fastidio all’amministrazione scolastica, perché la ragazza accusata era una “hall monitor” (studente volontario che si offre per tenere l’ordine nei corridoi delle scuole americane). Infatti, venutasi a sapere la cosa, la ragazza è stata obbligata a fornire la propria password e a far ispezionare il proprio profilo, alla presenza di un poliziotto. Dell’accaduto, la ragazza che ha rilasciato un’intervista al quotidiano Star Tribune riferisce: “Ero così imbarazzata che sono scoppiata a piangere”.

Della vicenda, si è fatta carico l’associazione americana per le libertà civili ACLU, la quale con la causa intentata contro la scuola, è riuscita ad ottenere, oltre al cospicuo risarcimento per danni subiti, anche l’impegno da parte del distretto scolastico di rivedere completamente le norme sull’intromissione della scuola nei social networks e nelle mail degli studenti, almeno per quello che avviene fuori dall’orario delle lezioni. L’avvocato di Riley ha dichiarato: “Molte scuole pensano che, solo perché con i social media è diventato più facile sapere cosa fanno i ragazzi, si possa punirli per quello che dicono fuori dalla scuola”.

Sulla vicenda non vi è stata nessuna replica esplicita da parte del sovrintendente scolastico. Greg Schmidt ha detto allo Star Tribune: “Qualcuno pensa che gli istituti scolastici si spingano troppo oltre ma vogliamo rendere i ragazzi consapevoli che le loro azioni possono essere dannose, anche fuori dalla scuola”. Spiegazione troppo poco plausibile da parte del sovrintendente scolastico, il quale non riferendosi esplicitamente alla vicenda, fa capire che effettivamente ci sia stato un abuso da parte della scuola, che giustamente si è vista costretta a pagare per quello che ha fatto.

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