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Il pianeta Mercurio diventa sempre più piccolo

Grazie alla Navicella Messenger si è scoperto che il diametro del pianeta Mercurio, il più vicino al Sole, si sta contraendo più di quanto previsto, comportando quindi una più alta diminuzione delle dimensioni del pianeta

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Pubblicato il 20 marzo 2014, alle ore 10:19

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Il pianeta Mercurio diventa sempre più piccolo

Il pianeta Mercurio il più interno del nostro sistema solare si è ridotto di più di quanto creduto finora: si è contratto di 7 chilometri negli ultimi 4 miliardi di anni.

La navicella Messenger della Nasa, entrata in orbita il 18 marzo 2011, ha rivelato, grazie alle immagini da essa catturate (oltre 5900), un’interessante ma preoccupante scoperta, pubblicata su Nature Geoscience. A calcoli fatti, il pianeta ha ora un diametro di 14 chilometri più piccolo rispetto a quello che aveva quattro miliardi di anni fa. Ora il raggio di Mercurio è di 2440 chilometri (le sue dimensioni sono molto simili a quelle della nostra luna). Rispetto alle stime fatte in precedenza, questi dati differiscono di almeno 1-2 chilometri.

Come mai è accaduto tutto questo? Perchè il pianeta si sta raffreddando. In realtà è opportuno dire che tutti i pianeti (Terra inclusa) e i satelliti con il passare del tempo si stanno raffreddando e stanno spargendo calore a vari livelli. Il fenomeno è dunque noto da molto tempo. Mercurio non fa eccezione, pur essendo il pianeta più vicino al Sole. Tuttavia, quella di mercurio è una trasformazione anomala rispetto a quella di Marte o di altri Pianeti del Sistema Solare. Il paesaggio si sta accartocciando», spiega William McKinnon, professore alla Washington University, «e immense porzioni di roccia slittano l’una sull’altra». La superficie di Mercurio è costituita da roccia, ma al suo interno è contenuto un nucleo di ferro fuso che nel corso di miliardi di anni si è raffreddato, si è contratto e il rivestimento di roccia circostante si è incrinato, fino a spostarsi per raggiungere una dimensione più piccola. Probabilmente proprio questo nucleo di ferro fuso dovrebbe andare incontro col tempo a una solidificazione progressiva: questa transizione di fase, secondo le previsioni, ridurrà il volume complessivo in misura ancora maggiore, sommandosi alla contrazione termica. Concludendo quindi la maggiore contrazione corrisponde quasi sicuramente ad un modello del pianeta con un nucleo di ferro molto più grande, basti pensare che il nucleo di Mercurio è più grande di un normale nucleo planetario, essendo questo circa l’85 per cento del raggio.

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